Exhibit: musei che profumano di buon caffè

Attualmente una sezione del “Museo del Caffè” di Trieste è ospitato all’interno del Museo Commerciale di via San Nicolò 7 a Trieste.

– di Gianni Pistrini –

L’Europa della cultura associata al mondo del caffè ha avuto un incontro lo scorso ottobre a Muggia nella sala del centro culturale Gastone Millo e, a seguire, al Museo d’Arte Moderna Ugo Carà per l’ennesima partnership fra “Musei europei del caffè” con la vernice di una mostra temporanea. Coinvolto il Comune di Muggia e il Museo del Caffè di Trieste oltre a una serie di artisti e collezionisti. In questa occasione (che festeggia il decennale dell’iniziativa) si tratta del Museo della città di Joure, nella Frisia olandese, nel quale è ospitato il Museo della D.E., il noto marchio di prodotti coloniali particolarmente conosciuto nel paese nord europeo e non solo. Esso ospita una piacevole e dettagliata raccolta di oggettistica afferente al pregiato e aromatico chicco.

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Nello specifico, si è trattato della mostra dal titolo “Caffè vs Koffie e poi Kaffee, Café, Kávéval – il caffè nelle diverse lingue: 10 anni di gemellaggi”. La tavola rotonda di apertura è stata avviata dall’Assessore alla Cultura Laura Marzi e ha visto il coinvolgimento del console Giovanni Cervesi del Regno dei Paesi Bassi e i patrocini della Prefettura di Trieste e dell’EXPO internazionale di Milano 2015, oltre all’appoggio del muggesano Lido e di Lenardon. Moderatore del convegno iniziale lo storico Franco Stener, che ha disquisito sull’importanza in area muggesana dell’aromatico chicco e la presenza di caffetterie nel piccolo Borgo già all’inizio del 1800. Con l’occasione del decennale, la realtà culturale espositiva triestina si è dotata di un segno distintivo realizzato dal viennese Alois Kiendelhofer di grafik-studio.co.at. Il simbolo è esplicito e lo rende nettamente riconoscibile richiamando in pieno la triestinità. Predominanti i colori rosso e bianco afferenti a quelli della Città con la sua alabarda e alla drupa del caffè: bianco il fiore del caffè e rosso il suo frutto, mentre sono evidenti il chicco verde crudo, a sinistra, e marron a destra, cioè prima e dopo la tostaura, a indicare la completa filiera mercantile giuliana. Con l’occasione del genetliaco, sono stati invitati i rappresentanti di coloro che sono entrati in rete nel corso degli anni, collegandosi a Trieste attraverso un network di musei afferenti al verde-brunito chicco. Forse, anche attraverso questo mezzo, si può attuare una costruzione di un’Europa più condivisa, un intreccio di origini e tradizioni, ponendo l’area triestina quale fulcro globale del caffè espresso. L’iniziativa non vuol essere soltanto un fattore simbolico ma ora, dopo dieci anni dalla sua prima attuazione, desidera entrare a pieno titolo nelle realtà espositive allargate attraverso una specie di museo diffuso del caffè soprannazionale. Difatti, questo progetto assume una rilevanza ancora maggiore abbattendo i confini territoriali e permettendo a tutti, cultori della materia e non, di ottenere dei riferimenti precisi sulla localizzazione di ognuno con un marketing condiviso, spesso non riuscendo a ottenere una efficace visibilità.

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A riguardo, la rassegna espositiva ha registrato un buon numero di visitatori che hanno espresso ampi consensi dei molteplici aspetti. Particolarmente gradito l’innovativo allestimento con il recupero di cassette della frutta, che fungevano da supporti per gli oggetti esposti e le strutture realizzate fruendo di pallet di legno. Efficace poi l’abbinamento quadri e istallazioni creative che, assieme agli oggetti e alle foto, hanno creato un unicum eccezionale. Non da meno la vetrina con gli oggetti frutto dei gemellaggi intercorsi fra i diversi musei europei e le tazzine degli storici Caffè triestini. Apprezzati pure i carnet da ballo dei caffettieri viennesi, vera chicca presente in mostra. Esposte pure alcune borse realizzate recuperando i vecchi sacchi di juta. Simpatico poi l’angolo raffigurante il Caffè San Marco di Trieste, che proprio quest’anno ha compiuto  suoi primi cent’anni di attività. Fa da contraltare al tutto l’articolata collezione de Il vecchio macinino del bergamasco Marco Masnari.

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Si sottolinea che alla rassegna museale temporanea hanno preso parte i seguenti artisti, collezionisti e fotografi: fra questi ultimi Alida Cartagine, Estella Levi, Alessandro Rosani e Umberto Vittori; le opere dei creativi Giuliana Balbi, Ferruccio Bernini, Aldo Bressanutti, Isabel Carafi, Bruno Chersicla, Roberto D’Ambrosio, Aldo Famà, Carolina Franza, Andrej Godina, Livio Rosignano e Erika Stocker Micheli; i collezionisti Alexandros Delithanassis, Ruggero Galvani, Tristana Giust, Marco Masnari e Stephan Schwab-Trau.

Attualmente una sezione del “Museo del Caffè” di Trieste è ospitato all’interno del Museo Commerciale di via San Nicolò 7 a Trieste.

 

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