Diritti umani violati

Nel Rapporto di Amnesty International molti i paesi sotto accusa: Stati Uniti, Russia, Pakistan. E l’Italia?

Stati Uniti. Esecuzione della condanna a morte di una donna, Kelly Gissendaner, in Georgia il 30 settembre 2015. Durante l’anno sono stati messi a morte altri 27 uomini. Circa 3000 i detenuti in attesa della sentenza capitale.

Russia. Negli stessi giorni, il 15 settembre, Rafis Kašapov, un attivista tataro, è stato condannato a tre anni di prigione per aver espresso opinioni contrarie sul coinvolgimento russo negli scontri in Ucraina orientale e per aver denunciato le discriminazioni contro i tatari di Crimea, occupata dai russi.

Pakistan. A fine anno Asia Bibi, cristiana, era ancora in attesa  del ricorso contro la condanna a morte per apostasia del 2010.

Rapporto 2015 – 2016 di Amnesty International. 133 paesi hanno imposto restrizioni arbitrarie alla libertà di espressione e di stampa, 61 hanno arrestato persone che avevano pacificamente esercitato i loro diritti, in 122 è stato fatto uso di tortura e maltrattamenti, processi iniqui sono stati celebrati in 88 paesi, almeno 156 i difensori dei diritti umani morti in carcere o uccisi in altre circostanze.

In Siria è in atto quella che papa Francesco ha definito una “terza guerra mondiale”, in Egitto  Giulio Regeni è stato uno dei tanti torturati e uccisi. Masse di rifugiati in fuga da conflitti e privazioni premono ai confini dell’Europa.

Amaro il commento di Giorgio Rufini, direttore di Amnesty International Italia: “Non è un bel mondo quello che ci troviamo: sembra tornato indietro di cinquant’anni”.

E i diritti umani in Italia?

Il numero di morti, fra rifugiati e migranti che hanno cercato di raggiungere il nostro paese, è aumentato. Recentemente ancora Rufini: “Anziché proporre piani per finanziare paesi in cui la situazione dei diritti umani è pessima – piani destinati a prevenire le partenze senza risolvere i motivi di fuga – o ipotizzare interventi militari per stabilizzare la Libia – anche in questo caso, con l’obiettivo non dichiarato ma palese di fermare le partenze – i paesi dell’Unione Europea dovrebbero concentrare i loro sforzi e investire tutte le risorse necessarie nell’organizzazione di percorsi legali e sicuri per i richiedenti asilo.

La Commissione delle Nazioni Unite sui diritti economici, sociali e culturali ha denunciato la discriminazione contro i rom, con migliaia di persone segregate in campi  spesso in condizioni precarie.

Manca nel nostro ordinamento il reato di tortura (la Corte Europea dei diritti umani ha sentenziato che la polizia aveva sottoposto a tortura i manifestanti che si trovavano nella scuola Diaz di Genova, durante il summit del G8 del 2001) e perdura il rifiuto di far portare distintivi identificativi agli agenti delle forze di sicurezza.

Gravi le preoccupazioni per la mancanza di accertamento delle responsabilità per decessi avvenuti in custodia.

Ma, dagli attivisti per i diritti umani, arrivano anche buone notizie.

Nei giorni scorsi in Azerbaigian, il 25 maggio, la giornalista Khadija Ismayilova, prigioniera di opinione, è stata scarcerata.

In Angola, il 20 maggio scorso, la Corte suprema ha annullato la condanna di José Marcos Mavungo, difensore dei diritti umani e prigioniero di coscienza.

In Myanmar, il 17 aprile, Htin Kyaw, leader del Movimento per la democrazia e prigioniero di opinione, è stato rilasciato.

In Turchia gli accademici Muzaffer Kaya, Esra Mungan , Kıvanç Ersoy e Meral Camcı sono stati rilasciati il 22 aprile. Erano stati arrestati per aver sottoscritto un appello per la pace nel sud-est del paese a maggioranza curda.

In Argentina,  il 27 maggio, 15 imputati sono stati finalmente condannati per aver partecipato all’eliminazione di oppositori politici alle dittature militari sudamericane degli anni Settanta.

Negli Stati Uniti d’America, in Georgia, il 23 maggio, è stata annullata per  razzismo la condanna a morte emessa nei confronti di Timothy Tyrone Foster.

Scetticismo e pessimismo portano all’ inazione. Invece, attraverso speranza e impegno, vengono soccorse le vittime.

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