More di gelso, piccoli frutti dimenticati

Le piante che producono questi frutti caduti nell’oblio, bianchi o neri, sono di origine orientale e da secoli sono arrivate in Italia; fino a un centinaio di anni fa erano distribuite in modo capillare in tutta la penisola per alimentare esseri umani e bachi da seta. Oggi sono quasi scomparse, ed è un peccato perché sono ornamentali e producono frutti dolci, succosi e dissetanti.

Fruttuose passeggiate Se passeggiando per le campagne vi imbattete in un albero imponente, con una chioma tondeggiante ed espansa, foglie lisce e lucenti, intere o trilobate, con margine seghettato o dentato, fermatevi: potrebbe trattarsi del gelso bianco. Alzate la testa per vedere se i rami nascondono le more, frutti allungati che a maturazione diventano bianco-giallastri. Se l’albero è meno imponente del precedente, con una bella chioma maestosa e foglie lobate o dentate, ruvide sulla pagina superiore e pelose su quella inferiore, potrebbe trattarsi del gelso nero, di cui potrete cogliere i frutti di colore violaceo-nero. Sono ancora più gustosi delle more bianche!

Storia in bianco e nero Spontaneo della Cina, il gelso bianco è utilizzato in questa nazione fin da tempi antichi per l’alimentazione del baco da seta. Pian piano si diffuse verso ovest, arrivando a Costantinopoli nel VI secolo e in Italia probabilmente nel XII. Il gelso nero è invece originario dell’Asia centrale ed è presente nel bacino mediterraneo almeno dai tempi dei romani. Entrambe le specie conoscono impieghi terapeutici fin dai tempi antichi. Nella farmacopea cinese la mora è considerata di natura fresca e di sapore dolce. Dotata di proprietà ricostituenti per il qi – l’energia vitale – arricchisce il sangue, cura l’ipertensione e il diabete, le vertigini, gli acufeni, l’anemia e l’artrite.

Quanto al gelso nero, Plinio citò il frutto tra i coloranti usati in cosmesi. Carlo Magno lo fece coltivare nei giardini imperiali, e pure santa Ildegarda lo considerò con interesse: “Nel suo frutto c’è abbondanza, non nuoce né al sano né all’ammalato e fa più bene che male”. Nella medicina popolare, il succo del frutto era usato per combattere le malattie dell’apparato respiratorio, contrastare l’insonnia e la cefalea; era apprezzato anche come depurativo e battericida. Le more venivano anche impiegate nella cosmesi: la polpa sotto forma di maschere per alleviare la cute secca, il succo come lozione idratante.

Benefici delle more di gelso Sono poco caloriche, anche se contengono una certa quantità di zuccheri (fino al 12% circa). La mora bianca è dolce e lievemente acidula, dolciastra già prima di giungere a maturità; la nera ha un gusto simile ma più gradevole. Oltre agli zuccheri, le more contengono buone dosi di ferro, un po’ di potassio, calcio, magnesio. Le bianche sono antibatteriche (utili soprattutto per prevenire le carie dentarie) e capaci di attivare il sistema immunitario; le nere contengono antiossidanti e hanno quindi un’azione antitumorale e antinvecchiamento. Il frutto maturo di entrambi i tipi combatte la stitichezza, mentre quello immaturo è astringente. Il consumo eccessivo può avere al massimo effetti lassativi: sono rari infatti i casi di allergie e intolleranze (il rischio c’è eventualmente per chi è già allergico o intollerante ai fichi, che appartengono alla stessa famiglia).

Crude o cotte Entrambi i tipi di more sono buoni crudi o cotti, ma anche essiccati (possono allora essere ridotti in polvere e impiegati come dolcificante). In Sicilia le more nere sono usate per preparare un gelato, una granita e un liquore. In passato si preparava anche una confettura servita con piatti dolci e formaggi. Ancora oggi in Turchia si realizza un aceto con i frutti immaturi pestati e seccati al sole per 15 giorni.

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Budino alle susine e alle more di gelso

200 g di more di gelso nero, 250 g di susine viola, 125 ml di latte di riso, 1 cucchiaio di succo di limone, 5 cucchiai di semi di chia, 2 cucchiai di uvetta, 4 noci sgusciate

Lavate le more e le susine, snocciolate queste ultime; frullate tutta la frutta con il latte, la vaniglia e il succo di limone. Mettetela in una ciotola con la chia e rimestate. Fate riposare il composto per 5 minuti, quindi rimestatelo di nuovo; ripetete per altre due volte e mettete il budino in frigo per una notte. Servitelo decorato con l’uvetta e le noci spezzettate.

Scritto da giuliana lomazzi

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