DECORO

Piccolo viaggio alle origini di una parola pericolosa di Simonetta Lorigliola

Per chi non è triestino doc e a Trieste si trasferisce arrivando da un’altra città colpisce, tra le molte cose, che sia qui ancora diffusa la desueta parola DECORO.

In questi mesi il sostantivo è divenuto quasi un must del lessico politico.

È servito alle aggressive campagne leghiste contro immigrazione, accattonaggio e homeless che sono sfociate nelle ordinanze di sgombero dei senza tetto.

Anche l’Assessore cattolico tradizionalista Grilli sostiene che decoro e sgomberi siano due facce della stessa medaglia.

Ma cos’è il DECORO?

Zurigo. Foto di L. Monasta

Zurigo. Foto di L. Monasta

La lingua italiana ha storie ed etimologia rivelatorie.

Scegliamo un testo sbilanciato verso una visione classica e tradizionale, l’Enciclopedia Treccani. Fu fondata nel 1925, durante il fascismo, dal filosofo di regime Giovanni Gentile. Non una fonte progressista, dunque.

decoro Nell’estetica del Rinascimento (L.B. Alberti, Leonardo) e nell’estetica classicista, l’obbligatoria rispondenza in un’opera d’arte della forma al carattere del soggetto da rappresentare, ossia al contenuto. La Controriforma identificò il d. con la convenienza formale e morale.

Traduciamo. Il termine DECORO, nato in ambito estetico ed artistico, mutò di contesto e fu “politicizzato” da una delle più importanti vicende della modernità, la Controriforma (o Riforma cattolica) ovvero quel processo storico-culturale che iniziò opponendo la dottrina cattolica a quella protestante e sfociò, nello zelo di difendere Idea e Verità, nella creazione dei Tribunali dell’Inquisizione e nell’oscurantismo culturale controllato dal potere (anche temporale) dei papi.

Il DECORO da corrispondenza estetica tra idea e forma divenne “convenienza formale e morale” ove la morale era quella integralista, ideologica e settaria figlia della Controriforma. Rivista radicalmente solo dal Concilio Vaticano II.

DECORO non è quindi una parola neutra, non centra nulla con una vaga difesa di buona educazione civile. Porta dentro di sè un valore ideologico forte: è accettabile e bello solo quello che corrisponde alle idee preformate e imposte di ordine, pulizia, rigore, disciplina e verità.

Che però sono le parole d’ordine di ogni integralismo, cattolico o meno.

Il loro contrario etico sono le parole: casualità (la vita non può essere un susseguirsi di programmazioni), indulgenza (una delle basi evangeliche), libertà (la disciplina ferrea appartiene solo alle caserme e alle guerre) e pluralità.

In quanto alla pulizia ci sarebbe da discutere.

Cos’è una città pulita?

Una città senza poche persone disperate che alla notte si arrangiano a dormire dove possono?

Oppure una città in cui l’aria sia respirabile in cui ci sia un serio impegno contro emissioni inquinanti di ogni tipo, traffico in primis?

DECORO. Che parola da lugubre brivido.

Un appello: aboliamola insieme alle sue tetre conseguenze etiche e politiche.

Adottiamo invece un lessico libero, gioioso ed evolutivo.

Indirizziamo la città alla felicità comune.

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *