Dalla battaglia di Lissa alla Majestic Princess

GEOCRONACHE

Dalla battaglia di Lissa alla Majestic Princess 

Storie nascoste tra Ronchi e Monfalcone

di Riccardo Ravalli

Viviamo al presente e qualsiasi cosa appartenga al passato, un mercatino delle pulci o manifestazioni etniche e folcloristiche, suscita attrazione e talvolta il turbamento di imbattersi in una realtà diversa a cui non siamo pronti.

Emerge un legame inconscio con le nostre vicissitudini. Basti pensare ai drammi che sconvolgono vite e pure luoghi fisici. Intanto, nell’ordinario e senza clamori, ciò che ci circonda tende a dissolversi, a svanire, senza che battiamo ciglio.

Permangono legami sotterranei, emblematici, sopravvissuti al riparo di anonime quinte di cemento “anni Sessanta”. A Ronchi dei Legionari ci accoglie una testimonianza della Marcia su Fiume, avvenuta alla fine della I guerra mondiale e anticipatrice della Marcia su Roma, e delle continue e reciproche ingerenze tra Stati europei. Sempre in quel periodo, la realizzazione del monumento fu accompagnata da contestazioni tanto che il Comune avrebbe preferito cambiare il proprio nome in Ronchi dei “Partigiani”. Alla fine la colonna del monumento venne parcheggiata per pochi metri in territorio monfalconese e oggi assiste impassibile all’incessante fluire di auto.

Proseguendo di alcune decine di metri verso il centro del paese, facciamo un ulteriore balzo nel tempo forse di 100 anni e più. Ai piedi delle basse alture del Carso monfalconese, ricchissime di storia, si estende una plaga relitta di campagna coltivata. Spunta un atollo, una giungla di vegetazione arborea. Solo un’esile traccia in terra battuta lo collega all’asfalto dei nostri giorni. Mi inoltro con cautela: temo di imbattermi in qualche reduce indomito. Non trovo né questo né, purtroppo, alcuna Bella addormentata nel bosco: solo le rovine di un edificio e rifiuti, avvinti da vegetazione rampicante e rari alberi secolari.

Alcune testimonianze e studi recenti confermano che il luogo nasconde storie singolari che ci portano lontano, nello spazio e nel tempo, e agli ultimi proprietari: la famiglia austriaca von Hinke la cui l’ultima discendente è mancata di recente. Protagonista principale fu il Barone Ammiraglio Johann, decorato per il coraggio dimostrato nella battaglia di Lissa del 1866 in cui la flotta austriaca, a forte componente veneziana, ebeb la meglio su quella dei Savoia, durante la III Guerra d’Indipendenza. La villa di campagna avrebbe dovuto diventare il buen retiro, scelto dal Barone per trascorrere gli ultimi anni, dopo una vita in prima linea, trascorsa su quasi tutti i mari del mondo. Poco tempo gli fu concesso. Ben presto le sale smisero di risuonare di incalzanti polke o di più sobri valzer viennesi, sostituiti da drammi, violenze e progressivo declino.

Si è quasi persa la memoria anche di fatti tragici, più recenti, legati a partigiani, a tragedie che forse ne hanno accelerato la fine in poco più di 50 anni. Vandalismi beceri e gratuiti si sono aggiunti al tempo e all’incuria.

Abbiamo creato un altro “non luogo”, mentre all’esterno il mondo è cambiato. In meglio?
Ha conservato quell’identità che asseconda lo sviluppo armonico e coerente del territorio, guidato dai governi delle città? Questi gli indizi: i centri sono atrofizzati dalla creazione di troppi poli commerciali, spuntati come funghi, ad assediare le aree verdi periferiche.

Emblematico anche il varo, di per sè positivo, di giganti galleggianti che però mal si accordano con la storica tradizione cantieristica e urbanistica locale. Lo sviluppo attuale si fonda sull’economia della produzione “H24” e si cura solo di quel che avviene entro il perimetro del cantiere e non delle “esternalità” umane e abitative ossia sociali.

Così, mentre i segni del nostro passato svaniscono per colpevole incuria, realtà aliene e anonime crescono nel cuore di Monfalcone e di Ronchi.

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