Corpi danzanti all’alba del mondo

TEATRI DI CONFINE

Virgilio Sieni 

Corpi danzanti all’alba del mondo

di Stefano Crisafulli

Corpi che viaggiano tra materialità e immaterialità, tra concretezza e pensiero, tra suggestioni letterarie e iconiche. Sono questi i corpi danzanti che Virgilio Sieni, uno dei coreografi più importanti della danza contemporanea italiana, ha presentato sul palco del Rossetti mercoledì 19 aprile, nell’ambito della rassegna “TsDanza 3.0”. Sei gli interpreti, tre uomini e tre donne, in un’ideale simmetria di genere, che hanno dato vita alla sua nuova creazione, il “Cantico dei Cantici”. Accompagnati dalla musica originale e suonata dal vivo del contrabbassista Daniele Roccato, i danzatori hanno sviluppato alla perfezione, grazie alla loro grande abilità tecnica, le linee coreografiche di Sieni, nel corso di otto momenti caratterizzati da una discontinuità lieve e, a tratti, poco percepibile, se non per le variazioni di luce elaborate da Mattia Bagnoli. Una penombra aurorale e preistorica si diffonde sui sei protagonisti che, via via, si avvicinano e si respingono, si sfiorano e si incontrano, si fermano e ripartono, nel tentativo silente di stabilire una forma di contatto. Il continuum del movimento e la ripetitività ipnotica e distonica del contrabbasso lascia trasparire quest’onda comunicazionale, che il “Cantico dei Cantici” testimonia sin dalla notte dei tempi. Sieni suggerisce, anche grazie alle sue conoscenze profonde nel campo delle arti visive e alla musica di Roccato, dei riferimenti pittorici, come nella bella immagine iniziale della zattera (di Gericault?) sulla quale c’è spazio per un’umanità confusa e alla deriva, ma anche disperatamente in cerca di interazione e di solidarietà. Eppure, a volte, questa danza senza soluzione di continuità risulta eccessivamente pensata e poco sentita: il corpo a corpo è un fatto contingente che si risolve nel movimento per il movimento e la qualità del gesto non riesce ad emergere come vorrebbe. Quasi che, nonostante i tentativi reiterati di stabilire canali tattili di comunicazione, vi sia sempre uno scacco inevitabile, un’impossibilità originaria, un dialogo tra monadi.

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