Comelli. Home sweet home. Memoria di un quartiere popolare

– di Fabiana Salvador –

Un grande vivacissimo e fantastico murales (13×18 m) sulla parete esterna di un edificio dell’Ater, nel rione di Ponziana a Trieste. Davide Comelli, dopo aver maturato esperienze in questo campo a Berlino, Barcellona e Parigi, sorprende ed emoziona realizzando un’opera che a Trieste rappresenta una vera novità. Un progetto riuscitissimo e possibile grazie al coinvolgimento del Comune e dell’Ater, alla ditta Sikkers che ha sponsorizzato gratuitamente i colori e i materiali necessari al risanamento della facciata, e grazie soprattutto all’intraprendenza e alla professionalità di un artista dall’incontestabile sensibilità e preparazione.

Foto di Luca Petrinka

Foto di Luca Petrinka

Una zona periferica, lontana dal salotto buono della città, non sottoposta a particolari vincoli paesaggistici; come tutte le zone periferiche spesso carente di interventi di manutenzione e delle attenzioni dei politici. Un luogo non di passaggio, frequentato perlopiù dalle persone che ci vivono. Un’area popolare con una storia e un’identità ben radicate nel tessuto sociale, strettamente legate al porto e ai cantieri dell’arsenale San Marco, di cui oggi rimane solo un ricordo. Ecco i presupposti del murales di Comelli.

Foto di Luca Petrinka

Foto di Luca Petrinka

Un’opera che non vuole essere un’imposizione, una mera riqualificazione estetica o autoreferenziale. Lo stesso lavoro non sarebbe stato possibile sulla parete di un qualsiasi edificio di una qualsivoglia città. Il contesto in cui si agisce, la consapevolezza e il rispetto del luogo in cui si va a intervenire, sono alla base della riflessione creativa e del suo sviluppo.

Comelli, nel sito dove un tempo sorgevano le abitazioni dei cantierini, avendo sullo sfondo il mare che si intravvede tra le case, immagina un rimorchiatore gigante che vola, in movimento. Di colore bianco, evoca lo spirito che continua ad alleggiare sul quartiere. Dalla chiglia si alza un albero blu, che per analogia con l’albero della nave diventa l’albero della vita, l’albero genealogico. Ma è anche una suggestione poetica tratta da un’usanza mongola: i guerrieri portavano in giro con sé un bonsai che curavano in vita e che poi veniva impiantato dove il guerriero avrebbe trovato la morte. La loro memoria. Tanti dettagli fantastici per una lettura attenta ma non razionale. C’è anche la balena bianca, la Moby Dick di Herman Melville, che nuota fra le mangrovie. Impensabile, ma intanto attira l’attenzione e soprattutto piace e riscontra consenso. Il tema leggero e illustrativo è divertente agli occhi dei bambini e volutamente lieve per gli inquilini, per allietare il loro rientro a casa. Home sweet home, la scritta didascalica che accompagna l’immagine, il vero titolo di questo lavoro.

Foto di Luca Petrinka

Foto di Luca Petrinka

Una lunga fase progettuale ha preceduto la sua realizzazione: la costruzione in legno degli oggetti che avrebbero costituito la scena; la loro colorazione; il loro assemblaggio. Una sorta di teatrino tridimensionale per coglierli nello spazio e scatti fotografici per un primo disegno preliminare, vera e propria bozza di riferimento per il murales. Riflessioni e idee che a breve saranno presentate in una mostra, l’occasione per meglio comprendere la complessità e il significato di questo lavoro e desiderarne degli altri.

 

Foto di Luca Petrinka

Foto di Luca Petrinka

I murales hanno una storia recente, legata all’invenzione nei primi anni Venti dei colori acrilici, che permettono di dipingere grandi superfici in breve tempo e un’asciugatura rapida. Si collegano alle esperienze di protesta, maturate in Messico e in Irlanda. Nascono dalla necessità di imprimere sul muro una memoria storica, espressione della collettività. Diventano un’icona paesaggistica, diventano un “monumento”. La chiarezza comunicativa e la finalità sociale (ma anche la tecnica) li distingue dai graffiti criptici a carattere più individuale.

Il murales ha bisogno di un contesto urbano in cui collocarsi e con cui dialogare. Nasce per le persone e ha bisogno del riconoscimento delle persone per essere vitale e riuscita. È una proposta che genera scambio fecondo tra arte e dimensione quotidiana di un quartiere. Per ricordare e ricordarsi delle periferie.

Foto di Luca Petrinka

Foto di Luca Petrinka

 

Scritto da fabiana salvador

fabiana salvador

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