Come si fa a non amare i social?

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Come si fa a non amare i social? 

L’insostenibile dipendenza dal prossimo post

di Alice Ronco

classe III, Scuola secondaria di primo grado “Guarnerio d’Artegna” – Artegna (UD)

 

Ho tredici anni e chiunque saprà che alla mia età si è instabili e influenzabili.

Viviamo l’era degli smartphone, dei media, dei social network. Migliaia e migliaia di persone che navigano in un mare gigantesco, la rete.

La rete non è sempre un bell’oceano in cui nuotare. Come in ogni mare che si rispetti ci sono pesci grandi e pesci piccoli, e anche predatori.

Quello che cambia rispetto alla vita reale è che, sulla rete, chiunque può essere chi vuole. Si può pubblicare ciò che si vuole, qualunque cosa. Si possono fare cose che nella vita reale non si farebbero mai. Tutti in rete hanno un’aurea di coraggio e convinzione: come si fa a non amare i social?

Io, pesce piccolo nella realtà, posso diventare un pesce grande semplicemente cercando di aumentare il numero di followers, amici, o come li si vuole chiamare. Insomma, più gente ti segue, più diventi importante. 

È sempre stato così, certo, non si usavano i cellulari per diventare popolari, ma in qualche modo i ragazzi hanno cercato di affermarsi all’interno del proprio gruppo, della propria cerchia.

Il bello dei social è che nessuna distanza sembra rappresentare un problema, ogni spazio sembra accorciarsi. Ma ciò che sembra vero, non sempre lo è.

La mia verità è che quando sto male, quando avrei bisogno d’aiuto o di qualcuno che mi stringa la mano, pur sfogliando la mia lunga lista di contatti, nessuno di essi è un vero contatto. Tutti quei contatti non sono altro che distanze impercorribili e incolmabili.

Instagram, Facebook, Twitter… a cosa servono davvero nel momento in cui hai bisogno di un vero contatto? 

Sono giunta alla conclusione che molti dei profili che si creano su questi social non servano ad altro che a sfamare, in parte, il proprio insano desiderio di popolarità.

Quando una ragazzina come me apre un profilo su un social lo fa per mettersi in mostra o almeno non essere da meno delle altre, anche se non è bello ammetterlo. So che spesso i social aiutano ad accrescere l’orgoglio e l’ego. Veramente un nobile motivo! Al tempo stesso sono convinta che un risvolto positivo ci sia: credo che in qualche modo la necessità di apparire vada soddisfatta.

Spesso molti ragazzi preferiscono mettersi al centro dell’attenzione abusando di alcool, fumo o comportamenti poco raccomandabili. Se bastasse, sarebbe forse meglio utilizzare i social network come canale di sfogo, confronto e condivisione, ricevendo la giusta educazione a riguardo, invece che abbandonarsi a comportamenti che vanno contro noi stessi.

Sarebbe bello anzi, se avessimo il coraggio di usare i social per biasimare questi sbagliati modi di agire, che potrebbero costarci cari!

Il mare dei social è così vasto e interminabile che è difficile coglierne ogni sfaccettatura.

Sono convinta che questo mondo parallelo possa bene intrecciarsi con la vita di tutti i giorni se solo si raggiunge la coscienza e il giusto equilibrio nei comportamenti.

Sono sicura che per colmare i momenti in cui non si possono incontrare i nostri amici, questi mezzi siano utilissimi.
Ma basare tutto su un’immagine di profilo o un nuovo post, non è il modo più efficace per creare e coltivare i veri contatti di cui si ha bisogno.

 

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Dopo gli studi filosofici ha rivolto il proprio interesse alla cultura materiale. Ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia dei cibi, è stata tra gli ideatori del progetto t/Terra e libertà/critical wine. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è il direttore.

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