Come è bella Lubiana e com’è vicina!

Resoconto di un viaggio sul treno che da Trieste (Opicina) porta alla capitale slovena.

di Piero Budinich – ciclista urbano ed editore di Beit

Può capitare che un bel giorno di primavera che poi magari è anche la Festa della Repubblica, festa per noi italiani ma non per la vicina Slovenia, venga  voglia di dire  “Io quasi quasi prendo un treno e…  vado  a Lubiana!”
Un treno per andare a visitare un posto diverso, in un modo diverso dal solito. Prendiamo la via del Carso, anziché quella del Friuli o dell’Istria e, arrivati a Opicina, cerchiamo, fra  gruppi di case ex Ater, la Stazione di Villa Opicina o, meglio, di quel che ne rimane. Davanti all’edificio per fortuna c’è un comodo parcheggio il che è un bel vantaggio. Ma non c’è da aspettarsi di poter fare il biglietto: sulla porta un foglio scritto a mano avverte, in inglese, che i biglietti per Lubiana si acquistano sul treno.

Quel treno che è già pronto per la partenza sul binario (gli orari si trovano facilmente sul sito delle ferrovie tedesche o su quello delle ferrovie slovene). Il treno è comodo e pulito: vale la pena di dirlo. Parte in perfetto orario e il bigliettaio stacca un biglietto di 7,70 euro per Lubiana più 1 euro fino a Sezana. Dopo una prima breve sosta, proprio a Sezana, in una stazioncina con tettoia che sa tanto di anni Settanta, il treno se ne i concede una seconda, a Divaccia dove fervono i lavori per il potenziamento della linea (ma durante il tragitto incontreremo un solo treno merci portacontainer). Qui la locomotiva si ferma un po’ di più, come per raccogliere le energie per il grande balzo oltre l’altopiano boscoso che ancora ci separa dalla Valle della Sava.

Tra le fermate successive c’è Pivka. Un tempo chiamata San Pietro del Carso, è il luogo in cui Diego De Henriquez concepì il suo autodistruttivo e farneticante progetto del Museo della Guerra per la Pace, incoraggiato dal suo superiore militare. E dove lui, sottoufficiale dell’Italia fascista, coglieva talora l’occasione per familiarizzare con i partigiani sloveni. A Pivka è stato recentemente inaugurato un Museo dedicato a De Henriquez che presto farà concorrenza a quello triestino.
Il viaggio prosegue passando per Postojna e molte altre stazioncine di campagna in cui verrebbe voglia di scendere e farsi un giro in bicicletta, o di rientrare a Trieste pedalando. A proposito: il trasporto di una bicicletta per un’intera giornata costa 3,60 euro, anche se c’è spazio solo per un paio di bici.
Dopo aver scollinato, il treno si concede un ampio giro nella Valle della Ljubljanica,  progettato probabilmente dal Barone Carlo Ghega,  ai tempi della Südbahn (1853) per ridurre la pendenza del tracciato. Esattamente come per il percorso del tratto Campanelle Rozzol-Opicina, colpevolmente semi-dismesso . Questo largo giro oggi presenta soprattutto il grande vantaggio di farci apprezzare inattesi dintorni rurali di Lubiana che difficilmente vedremmo arrivandoci in auto.
In capo a due ore, eccoci a Lubiana. La fermata da preferire (se siamo a piedi) è Tivoli, dove si presenta l’occasione di visitare il piccolo Belvedere novecentesco, delizioso angolo viennese non ancora soffocato dalla città moderna dei grattacieli e delle grandi arterie. Da Tivoli al centro città sono pochi minuti a piedi. È una passeggiata ancor più piacevole di quella dalla Stazione centrale ai Tre ponti. Orientarsi non è poi difficile: basta puntare direttamente verso la collina con il Castello. Da questo punto di vista Lubiana è una città di facilissimo orientamento, come lo è Trieste grazie al mare.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *