Climbing Malvasia

di Simonetta Lorigliola

Da vigne centenarie e idee in divenire nasce un vino verticale. Quello di Uroš Klabjan

User comments

 

A due passi da Trieste, lasciati i non luoghi della zona industriale muggesana e dell’ennesimo centro commerciale, si svolta verso il confine sloveno, e un piccolo paradiso. Osp è un borgo a ri-vocazione rurale, noto per le palestre naturali d’arrampicata, le sue verticali pareti. E le sue sono proprio vigne di parete. Vina izpod stene – ha voluto chiamare i suoi vini, Uroš Klabjan.

Qui la calcarea terra carsica si incontra con quella marnosa che è già, geologicamente, Istria.

20150912_171539

A chi arriva in cantina per i vini, il vignaiolo (sicut est!) ribalta le aspettative e propone immediatamente di camminare le vigne, lì accanto. Non è una posa. La filosofia di Klabjan si fonda su un profondo rispetto per la terra e il contesto agricolo. Libera vitalità ed equilibrio delle piante, potature non frettolose, zero ricorso a prodotti chimici di sintesi o altre agro-diavolerie. Vendemmie con uva maturata al giusto punto. Vinificazioni pulite, macerazioni sensate, lieviti autoctoni, e vade retro controllo della temperatura. Il suo Refosco, per esempio, riposa sotto il portico, nelle botti, accompagnando l’affinamento all’evolversi delle stagioni.

User comments

Niente artificio, solo passione sconfinata, studi in agraria a Lubljana (“più per capire cosa non fare”) e un’energia vitale, sana e contagiosa. Tutto questo penetra in ogni bottiglia di Klabjan.

La sua Malvasia prende due strade. Le vigne più vecchie, alcune centenarie, danno luogo all’etichetta nera. Sorprendente l’assaggio 2012 per grande stoffa e aromaticità. Un assaggio/ascesa, in verticale salita: colore giallo oro e ambra, naso pulito con sentori di macchia mediterranea, artemisia, finocchietto, poi dattero; in bocca, si fa elegante, lungamente; ha acidità geometricamente perfetta, apre con il caramello salato, racconta, racconta (sale, sale…) e chiude in vetta, con zeste di cedro e arancio amaro.

User comments

Spiccati gli aspetti varietali di un’autentica Malvasia istriana, che ritroviamo intatti anche nell’etichetta bianca, realizzata dalle vigne più giovani, dove la minor struttura lascia il posto a una bella complessità.

Sospesa tra Carso e Istria, la Malvasia 2012 di Klabjan, regala quegli scossoni emotivi che possono originare solo i territori – geografici o psichici – in cui vengano cancellati gli ordinari confini. Na zdravje!

Klabjan – Osp 80a – Koper – Slovenia

20150912_170424

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *