Cenerentola e la Sala Matrimoni 

di Giovanna Augusta de’ Manzano

In una società in cui fino a tempi recenti l’unica attività sessuale accettabile era il rapporto sessuale nella posizione del missionario, qualsiasi trasgressione sessuale è un atto di ribellione personale e politica, osservò qualcuna.

Il Comune di Trieste non molla la presa sulla sala matrimoni e ciò per non tradire l’alea di sacralità che evidentemente avvolge non tanto il luogo ma il rito ivi celebrato,  rito sacro anche se laico, qual è l’unione di una coppia esclusivamente eterosessuale. L’unico stereotipo accettato è molto chiaro: nella sala matrimoni entra solo Cenerentola e il suo Principe Azzurro.

cenerentola

Quello che le coppie gay destabilizzano profondamente, o agli occhi dei più sembrano apparentemente destabilizzare,  è il sistema patriarcale dominante-dominato che impregna la società da secoli, società in cui, a furia di slogan e immagini ipnotiche, i rapporti di genere sono tutto tranne che paritari: non lo sono sul lavoro, non lo sono tra le mura domestiche visti i casi di femminicidi e abusi vari e tanto meno lo sono nel pubblico. Non a caso il «Gioco del Rispetto», il cui scopo era quello di scardinare i contenuti sessisti che vengono trasmessi nell’educazione anche scolastica, è stato abolito.

violenza-donne

Quali sono i costi da sopportare per Cenerentola per entrare non solo nella scarpetta, ma nella stessa sala matrimoni? Cenerentola non ha progetti di vita autonomi, ma solo la speranza che un principe la salvi e la sposi e per fare ciò deve corrispondere alle specifiche volute dal maschio, tanto che le sue sorellastre si mutilano i piedi per entrare in quella «scarpetta» che ha fatto storia e ha cristallizzato un mito. Il messaggio è chiaro: il proprio valore passa attraverso il piacere dato agli uomini, nonostante il dolore e l’instabilità dei tacchi alti… o delle bendature ai piedi imposte nella Cina pre-rivoluzionaria o di altri tipi di moderne mutilazioni  ben noti a tutti.

Anche la «viriltà» del Principe Azzurro passa attraverso connotati ben definiti, sindrome di Don Giovanni o del super-macho a parte, macho che a furia di «non dover chiedere mai» ha dimenticato proprio di esprimersi in modo autentico.

Che basti un bacio LGTBI  per svegliare la società da secoli di torpore… è  solo una fantasia, anzi una favola. 

 

One comment

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *