Cappuccetto Rosso ci insegna a pensare

di Raffaella Delbello

cappuccetto 1

Le fiabe sono per l’anima un tesoro.

Rudolf Steiner

La fiaba di Cappuccetto Rosso la conosciamo tutti, e quante volte siamo arrivati al finale – perché l’abbiamo letta spesso ai nostri bambini- sorprendendoci a pensare: ma come? Cappuccetto e la sua nonna escono vive dalla pancia del lupo? Che assurdità, può succedere solo in una fiaba! In realtà, dipende. Di fronte ad un avvenimento magico e meraviglioso i bambini non oppongono molta resistenza in termini razionali, ammettono sempre volentieri che esistono possibilità diverse da quelle che un approccio scientifico, e a volte riduzionista, tipico del mondo adulto contemporaneo, è in grado di contemplare.

E di fronte alla curiosità dei bambini su come sia possibile che ciò avvenga, quale atteggiamento ci anima nel rispondere? Per non rompere l’incanto siamo pronti a trovare fantasiose spiegazioni, oppure, presi da forme di pedagogia del realismo, a liquidare la questione. Forse noi adulti possiamo prepararci a questi meravigliosi ricami di fantasia ricordando quanto potente sia la forza delle immagini.

Per noi grandi interpretare il fatto che Cappuccetto Rosso conquista qualche cosa evolvendo rispetto ad un vecchio schema, rappresentato dalla nonna, uscendo dall’antro buio in cui l’autonomia e la creatività possono essere divorate da forme convenzionali del sapere, rappresentato dal lupo, e ritrovare quindi un nuovo modo di pensare, una nuova e rinnovata fiducia nell’esistenza, rappresentate da una sorta di rinascita, non è molto difficile in termini concettuali.

Per i bambini, il fatto che in una immagine possa essere conservato tutto questo è invece di vitale importanza. Preservare questa forza evocativa durante la lettura delle fiabe, significa vivificare gli archetipi alla base della psiche ogni essere umano. E d ecco che questo strano epilogo si colora di altro significato: si tratta di una metafora della crescita interiore, qualcosa che nella realtà avviene, eccome. Non tutte le fiabe o i racconti fantastici possono evocare con la stessa forza la presenza di archetipi.

Cappuccetto Rosso è una delle fiabe raccontate dai Fratelli Grimm e insieme ad essa molte altre storie fanno parte del loro lavoro di raccolta.

Questi racconti, a volte anche impressionanti, sono stati pazientemente valorizzati dai fratelli Grimm in un’epoca nella quale la tradizione orale era ancora molto presente, dove la forza del concetto,  sicuramente preciso, lasciava il posto alle immagini, più sfumate ma  vivide, che ad ogni ripetizione del racconto, riprendevano vita e movimento nelle menti di chi ascoltava, ma anche in quelle di chi raccontava, spesso, a memoria. Il racconto non si riduceva ad un atto meccanico di lettura, bensì richiedeva un contributo attivo, fatto di pause, intonazioni, ricostruzioni, che dessero il tempo alla memoria di recuperare i dettagli, di portare nel presente un’antica saggezza.

Concediamoci la lettura di una fiaba con questo spirito.

Esercitiamoci a fare quel passo audace che ci riporta nel sentimento staccandoci dai concetti, restando consapevoli del fatto che è possibile tornare indietro in un movimento armonico di vita interiore.

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