Bollicine giuste. Spumante da festa

di Simonetta Lorigliola

Le bollicine plurime di Albino Cavazzuti

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Conoscere Albino Cavazzuti è un’esperienza tellurica. Spesso capita di incontrare  produttori di vino monotematici, forse a causa dell’eccessivo amore per il loro lavoro. Cavazzuti è, invece, plurimo. Studi agrari, è un esperto di medicina, erboristeria, biologia molecolare e citologia. Per citare solo alcuni dei suoi profondi interessi. Il vino per lui è un universo da collocare in un contesto.

La sua Cantina Davinci produce uno degli Spumanti Metodo Classico più piacevoli mai assaggiati.

“Voglio produrre bene. E questo coinvolge la vigna, la cantina e arriva fino al consumo finale. Perchè il vino per essere buono davvero deve tenere conto anche dell’aspetto salutistico”. Ricerca della perfezione organolettica ma anche di quella fisica perchè il vino deve passare dal nostro stomaco, prima di arrivare ad essere un ricordo nel cuore e nei sensi. Bere per stare bene, aumentare la godibilità con la leggerezza e la digeribilità. Cose importanti e per nulla scontate nel mondo enoico.

Vendemmia manuale, cogliendo grappolo per grappolo, pressatura molto soffice (si ferma al 50%), remouage realizzata ad hoc con la progettazione di un macchinario specifico

“L’ho progettato io e me lo son fatto realizzare da un meccanico della Ferrari” dice, senza segreti. Il bello degli sconfinamenti. Una specialità di Albino Cavazzuti.

GrandCruDavinci (da uve pinot nero in versione classica o pinot bianco in versione blanc de blanc) è uno spumante di grande equilibrio, in cui non viene utilizzato il liquer de expedition (la miscela di alcol e zuccheri, aggiunta la vino base, il segreto di ogni “maison” che produce champagne) ma un esprit in cui è annullata la componente zuccherina aggiunta. Lo spumante è perciò “nature”. Ne guadagna in pulizia, purezza e godibilità.

Grandissima capacità di abbinamento con il cibo e piacevolezza estrema, mai invadente.

Le feste chiamano brindisi e bollicine. Luigi Veronelli, primo tra tutti (erano gli anni Settanta), menzionò gli spumanti italiani (pochissimi allora) prodotti in Franciacorta, in Oltrepò pavese o in Trentino come perle assolute dell’enologia nostrana. Sostenne a gran voce, nel suo stile, che quelle bottiglie nulla avrebbero avuto da invidiare ai più noti e acclamati Champagne. Lo credeva, ma soprattutto voleva spingere i vignaioli a lavorare in direzione del massimo impegno qualitativo. Lo spumante di Cavazzuti ne è pieno esempio realizzato. Provatelo. Vi avvolgerà in un abbraccio di seta, vi inonderà dolcemente della sua fragranza. Sarà una vera festa.

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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