Un bicchiere è troppo e 1000 troppo pochi

di Riccardo Ravalli

Limportante attività dei Gruppi degli Alcolisti Anonimi

AlcolistiAnonimi

L’Associazione degli Alcolisti Anonimi (A.A.), costituita nel 1935 in America, fa tesoro degli insegnamenti di Carl Jung e di molti altri studiosi della psiche umana e dei suoi problemi.

Questi opportuni riferimenti passano quasi in secondo piano di fronte alle drammatiche esperienze e alla forte sensazione di empatia che ho avuto incontrando alcuni di loro.

Disponibili verso chi oggi ne ha bisogno, testimoniano la redenzione da un calvario personale. La loro proposta si caratterizza per il lavoro di gruppo, per l’autonomia e per il distacco da ogni forma di potere e da ogni vincolo, anche da quello dovuto al possesso di denaro.

La comprensione del disagio degli altri è il punto fondamentale. È arricchita dal desiderio di aiutare chi sta annegando nei medesimi problemi, da loro già vissuti e superati. Essi sanno resistere alle lusinghe mortali del bicchiere, e possono indicare la strada per liberarsi da quelle stesse sofferenze che hanno subito e patito.

Questo aiuto del gruppo al singolo in difficoltà, è rivolto a tutti, senza alcun obbligo. L’unico requisito richiesto è la voglia di uscire dalla spirale dell’alcol, superando non pochi ostacoli, mentali e non. Primo: bisogna riconoscere di essere sull’orlo dell’abisso, ad un punto di non ritorno. Due sole le alternative: sprofondare ancora di più, fino alla completa autodistruzione, o cercare di uscirne, metabolizzando il senso di disperazione che deriva dal riconoscere gli errori commessi e le sofferenze causate a se stessi e ai familiari, per aver sacrificato tutto all’alcool anche compromettendo rapporti personali, amicizie, lavoro. Insomma, la vita di ogni giorno.

Nei Gruppi che operano a Trieste ed altrove, ogni alcolista può trovare una delle poche vie d’uscita, se non l’unica, per liberarsi da una schiavitù fisica e mentale, proprio quando la disperazione riempie fino all’orlo il bicchiere, assieme a quella sostanza che sembra offrire soluzioni e conforto ed è invece prima causa di quella stessa disperazione.

Allora, se per te l’alcool è tutto questo e la vita che ti costringe a fare è un inferno, pensa che è possibile riemergere dall’abisso e, in una cordata solidale, tornare in superficie.

Non ti viene chiesto un impegno eterno, solo di rimandare di 24 ore la prossima bevuta e percorrere, sorretto da un gruppo, quei dodici passi che ti separano da una possibile salvezza.

Il primo, il più difficile, è riconoscere che l’alcol ha/aveva reso la tua vita incontrollabile, invivibile.

La meta da raggiungere è una vera rinascita. Sarai così anche in grado di ricambiare l’aiuto che ti è stato donato, e di tornare a vivere.

Quando 1000 bicchieri non placano più la tua sete, ripensa al primo e al male che ti ha fatto. Buttalo dietro le spalle e vivi il presente. Sei ancora in tempo. Qualcuno ti sta già aspettando.

Per altre informazioni

Alcolisti Anonimi Trieste

tel. 040 577388

cell. 333 3665862, 334-3400231, 366-3433400.

 

Scritto da riccardo ravalli

riccardo ravalli

Iscritto fin quasi dalla nascita ad una Sezione di Trieste del CAI, secondo una tipica usanza triestina, ho coltivato la passione per l’esplorazione e la conoscenza di tutti gli ambienti naturali: dalle grotte del Carso all’ambito montano nella sua complessità, come geologo ed anche in veste di Operatore Naturalistico e Culturale dell’Associazione.
Ho trovato così nuovi stimoli, proponendo escursioni in siti d’interesse geologico ed ambientale, correlate a varie attività divulgative.
Amante anche della fotografia, ne ho tratto ulteriori spunti per analizzare ancor più profondamente la storia dei nostro territorio e i criteri di tutela e di gestione sostenibile.

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