Le belle rose vagabonde sulla collina di San Giovanni

Torna a Trieste ogni giovedì di maggio la rassegna Rose, libri, musiche e vino. Impazzire si può.

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Rose is a rose is a rose is a rose. Gertude Stein ci regala in queste lievi parole un suono così rotondo che, ascoltandole o leggendole, non possiamo non sentirci trasportare dritti dentro un vellutato profumo di rosa. Un profumo che mescola ogni identità, tra Rosa e la rosa. Sinestesie in divenire. Le rose. Fiori vagabondi.

I botanici ci raccontano che ne esistono ormai così tante specie che, all’occhio attento ma non esperto, risulta spesso difficile distinguere una rosa selvatica da un ibrido, frutto di antiche o attuali selezioni. Perché una rosa è una rosa. In modo semplice rompe il confine tra il selvaggio e l’addomesticato poiché quel confine netto, in natura, non esiste. E la libertà è l’unico percorso che si può naturalmente concepire.

Ce lo dice, in altri termini, anche Gilles Clement che del Giardino in movimento ha fatto il suo appassionate manifesto di giardiniere planetario.

Perché un giardino è un paradigma del mondo. E dice tutto di chi il giardino pensa, progetta e vive.

Il giardino oggi simbolo del Parco di San Giovanni a Trieste è un roseto. Quale fiore migliore della rosa potrebbe crescere dentro la storia e la geografia di questo luogo?

Un luogo in cui i percorsi di liberazione hanno cambiato le vite, quelle individuali e quella sociale, nella città di Trieste e, da qui, in molti altri luoghi.

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Rosa rosae, la prima coniugazione. E coniugazione basagliana è stata quella che ha trasformato il linguaggio della psichiatria ma soprattutto ha raggiunto, anche indirettamente, la vita quotidiana di moltissimi. Chi arriva a Trieste per la prima volta non può non soffermarsi e notare che per dire “tizio” si dice “el mato” (il matto). Una casualità che è bello immaginarsi non causale. Caos caso. O caso oggettivo.

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Forse abbiamo metabolizzato che impazzire si può? E che l’alterità siamo (anche) noi, in libera deriva da noi stessi?

Le rose con il loro essere intrinsecamente vagabonde e frutto di mescolanze, di incontri, di fusioni sono un punto di partenza per ri/conoscere. Generano istintivamente percorsi di scoperta.

Che poi significa assaporare la vita, nella sua bellezza e complessità.

Maggio è il mese che celebra il trionfo della primavera, proprio attraverso il fiorire delle rose.  Visitare il roseto del Parco di San Giovanni è, a maggio, un’esperienza inebriante, visiva ed olfattiva. Colori coniugati in decine di sfumature e profumi delicati e persistenti.  Gli stessi che si possono ritrovare in un vino realizzato con cura e passione da un vero vignaiolo. Dalla rosa alla vite, ai suoi frutti. E poi il silenzio che diventa musica, a completare il quadro. E i racconti, le conversazioni.

Questo ci offre la rassegna che si svolgerà a maggio ospitando voci non scontate della cultura contemporanea.

Qualche suggestione, dal programma.

Giovedì 22 maggio dalle ore 17

Le rose paesaggistiche di Lens, bacche autunnali e scarpate con Vremec e Giraldi/ Il paesaggio invisibile con Rosetta Borchia, artista e appassionata naturalista, Olivia Nesci, geomorfologa Università di Urbino e con Stefano Furlani, geologo e geomorfologo, Università di Trieste. Interventi musicali del saxofonista Marco Castelli.

Giovedì 29 maggio dalle ore 17

Conversazione dedicata al libro  Le nuvole di Picasso. Una bambina nella storia del manicomio liberato (Feltrinelli) scritto da Alberta Basaglia, figlia di Franco, che rivela come la rivoluzione basagliana sia cominciata in famiglia, dove niente era considerato impossibile, “nessuna separatezza, nessun solco e confine impenetrabile ” tra le persone. Saranno presenti l’autrice con Giovanna Del Giudice e Anna Pelamatti. Ottavia Piccolo leggerà passi tratti dal libro. Interventi musicali del fisarmonicista Stefano Bembi.

Ogni incontro si apre con un intervento di Vladimir Vremec e/o Matteo Giraldi, dedicato alle rose, nei loro mille racconti: dalle rose delle scrittrici a quelle del ritiro spirituale a quelle paesaggistiche  E si chiude, dopo le 19 con la degustazione di un vino, presentato dal vignaiolo che lo ha prodotto.

 Rose, libri, musiche e vino. Impazzire si può.

Roseto del Parco di San Giovanni, Trieste

tutti i giovedì di maggio dalle ore 17

 

organizzazione Agricola Monte San Pantaleone – in collaborazione con l’Università di Trieste

 

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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