Un bel gioco non dura poco

– di Annalisa Metus –

In veste di mamma credo di aver cambiato posizione sui principali fronti (alimentazione e sonno, per capirci) mediamente una volta al mese.

Uno dei campi secondari in cui ho testato la probabilità di errore legata all’assunzione di una posizione a priori è quello del gioco: mezzore spese in ascolti incrociati di giostrine per bebè e ore intere a comparare i contenuti delle scatole di mattoncini per capire quali fossero più stimolanti non hanno rivelato alcuna strategia imbattibile.

Son passata per i giochi esclusivamente di legno e le tinte pastello per convertirmi alla plastica e ai colori vivaci. Ho persino ceduto ai giochi elettronici (orrore e raccapriccio!) con grande soddisfazione del bebè vorace di stimoli.

Due parametri che invece ho mantenuto – e che nulla hanno che fare con studi sulla percezione infantile, quanto piuttosto con i metri quadrati in cui tutta la famiglia deve con pari soddisfazione convivere – sono l’ingombro del giocattolo e la durata dell’interesse che suscita.

Quindi, niente catafalchi imperituri e niente stillicidio di personaggi, automobiline, accessori che non restino nelle grazie di mio figlio per almeno qualche mese. In poche parole: ho posto il veto sulle cose di cui si può fare a meno pagate a peso d’oro.

Come ce la stiamo cavando? Con un bambino all’asilo i margini d’azione sono molto più ampi rispetto a quelli legati alle sacrosante necessità di un poppante.

La nostra strategia per adesso si sorregge su pochi elementi: giocattoli pieghevoli (play set pop up; casette di cartone); giocattoli autocostruiti con materiali di ripiego (classico scatolone di cartone); investimento su giocattoli “potenziabili” (es. i famosi mattoncini per costruzioni); accesso senza limiti a carta, matite e colla; e libri, tanti tanti libri illustrati. Risultato: la casa è piena lo stesso, ma lo è di oggetti “di lunga vita” o effimeri che vengono consumati dall’uso e rimpiazzati a cuor leggero.

Un bel gioco_metus

Punti deboli:  per realizzare bei giocattoli di riciclo ci vuole tempo (qualche ora per risultati vittoriosi) e manualità (minima); la soddisfazione di creare dal niente il giocattolo che corrisponde ai desideri di un bambino può dare assuefazione.

E’ vero, c’è un terzo veto che tendo a dare per scontato: io ripudio la guerra. Quindi niente pistole, fucili o carrarmati per casa, grazie.

Scritto da annalisa metus

annalisa metus

Annalisa Metus ha studiato Architettura e Discipline dello Spettacolo all'università, Canto e Musica e Nuove Tecnologie in Conservatorio.
Ama in pari misura la musica, il disegno e i libri.

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