Banane equo solidali e lavoratori licenziati: il paradosso delle mense scolastiche triestine

Mio figlio mi ha chiesto:

“Perché a scuola ci danno le banane del commercio equo e solidale che tutelano ambiente e diritti dei lavoratori in Costarica e Ecuador e poi mandano via le persone che lavorano nella nostra mensa e le lasciano senza lavoro? Tutti quelli che lavorano sono uguali!”:

È vero. I diritti, sin dal 1789, dovrebbero essere una pratica umanamente universale.

A mio figlio avrei doluto rispondere: “Metti il cappotto e andiamo subito dall’Assessore Grim e dal Sindaco a chiederglielo. Perché tutto nasce da un bando comunale”.

Domani 5 febbraio le mense scolastiche nel Comune di Trieste saranno chiuse. Sciopero. Uno sciopero necessario e giusto. 

mensa 6

I bambini mangeranno un panino portato da casa. Oppure bisognerà che vadano a casa prima.

Cosa è successo? La ditta vincitrice del nuovo appalto (la Dussmann) ha annunciato che taglierà le ore lavorative e lascerà a casa più di qualche lavoratore. Ma qui non si tratta solo della difesa (sacrosanta) dei posti lavoro.

C’è un ragionamento quasi banale, al fondo: se la ditta vince l’appalto è perché pratica prezzi al ribasso. Come mantenerli? Sulle materie prime non c’è molto da tagliare: il bando comunale impone una quasi totalità di prodotti biologici e i loro costi sono inevitabilmente più alti della merce scadente. E così la ditta taglia sul lavoro.

Siamo al paradosso.Una mensa in cui si studia il menu con l’Azienda sanitaria, si inseriscono cibi di alta qualità, si dà corsia preferenziale al biologico. Una mensa perfetta per i nostri figli.

Che però si vedono licenziare sotto il naso la cara cuoca che da 25 anni lavorava in quella scuola (vedi al signora Miriana della Scuola Primaria Luigi Mauro) e leggono sui giornali che i lavoratori sono fortemente penalizzati.

Non è certamente una mensa di qualità, questa. E non ci piace.

Quando si scrivono i bandi pubblici sarebbe decisamente il caso di tenere conto che i valori qualitativi sono composti dal cibo buono, dalle norme sanitarie, dalla dieta bilanciata, ma anche da una qualità del servizio che deve essere sostenuta dal giusto lavoro, e giustamente retribuito.

mensa banane 2

 

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

One comment

  1. Ottimo articolo, ottima riflessione e ora non possiamo far altro che sperare che il Comune riveda la sua decisione.. e meno male cha come criterio han scelto l’offerta economicamente più vantaggiosa.. Immaginiamoci se avessero scelta quella al ribasso.. mah..

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