Andrey Mironov: un anno dopo

Ricordato a Trieste il difensore di diritti civili

-di Giuliano Prandini –

Gli amici di Trieste hanno ricordato nella Sala Tessitori della Regione Andrey Mironov, giornalista, ex-dissidente e prigioniero politico sovietico, difensore dei diritti umani, ucciso nella zona di Sloviansk, in Ucraina orientale, il 24 maggio dello scorso anno assieme al fotoreporter italiano Andrea Rocchelli.

Andrey Mironov (sinistra) con il fotoreporter Andy Rocchelli (fonte: Ansa/Cesura)

Andrey Mironov (sinistra) con il fotoreporter Andy Rocchelli (fonte: Ansa/Cesura)

Giorgio Fornoni, “reporter non comune”, che collabora da molti anni con Report,  è stato ispirato da Andrey per dodici anni. Lo aveva incontrato la prima volta nel 2003, subito dopo l’intervista alla giornalista russa Anna Politkovskaya a Mosca. “Diventò l’amico di tante vicende, tante storie… Ho subito capito la sua forza d’animo, i suoi sentimenti per le ingiustizie, le sofferenze, i soprusi che i deboli devono sopportare”.
Andrey lo aiutò nell’inchiesta sulle armi di distruzione di massa, sui sottomarini atomici dismessi vicino al mare di Barents, sui depositi di armi biologiche vicino a Novosibirsk. L’incontro più importante che ebbero fu con Gregory Pomeranc, amico di Solgenitsin e di Shalamov, grande testimone sopravvissuto ai gulag.

E poi i viaggi nei gulag delle isole Solovki, alla Kolima, a Vorkuta, in Kazakistan. E, a seguire, assieme nel grattacielo di Gazprom, sede del potere energetico russo. In Cecenia per un’inchiesta sui giornalisti russi in prima linea dopo gli omicidi di Anna Politkovskaya e Natalya Estemirova. A Grozny la sofferta intervista a Ramzan Kadirov, il discusso presidente ceceno.
Della guerra in Cecenia, del massacro nella scuola di Beslan, nell’Ossezia del Nord nel 2004, Andrey denunciò: “Non sono terroristi solamente i ceceni, quei guerriglieri che si erano asserragliati nella scuola, erano terroristi anche quelli del governo, i militari che sono intervenuti con i lanciafiamme uccidendo anche i bambini”. Mironov aveva organizzato incontri tra rappresenti ceceni e deputati russi per una soluzione pacifica del conflitto. Le sue iniziative erano in contrasto con i piani governativi di reprimere con la forza l’insurrezione.
Heather McGill, ricercatrice per l’Ucraina di Amnesty International, ripercorre gli ultimi eventi che hanno portato alla morte di Andrey. La guerra è scoppiata nell’est dell’Ucraina nell’aprile 2014, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia. I ribelli filorussi dichiarano la creazione della repubblica popolare di Donetsk (DNR) e, poco dopo, la Repubblica popolare di Luhansk (LNR).
Preoccupati per i diritti della popolazione di lingua russa chiedono una maggior autonomia o indipendenza e legami più stretti con la Russia. Le autorità centrali a Kiev lanciano un’operazione antiterrorismo per riprendere il controllo delle due regioni. Heather ha intervistato sfollati interni a Kiev: armi pesanti e carri armati russi hanno attraversato il confine dal maggio 2014. E oggi un nuovo decreto, che vieta tutte le informazioni sulle perdite di soldati russi ”durante operazioni speciali” in tempo di pace, aumenterà i sospetti sul coinvolgimento russo nell’est dell’Ucraina. Il 5 settembre a Minsk, in Bielorussia, viene raggiunto un accordo sul cessate il fuoco, ma il conflitto continua anche se in maniera più frammentaria e sporadica. I morti sono più di cinquemila, i feriti oltre dodicimila, gli sfollati interni un milione.
Le leggi di guerra sono state violate da entrambe le parti: uccisione di prigionieri di guerra e di civili, bombardamenti indiscriminati su obiettivi civili. “E l’anno scorso ad agosto quando ho parlato con gli sfollati molti mi hanno detto che è una guerra fra oligarchi”.
In Ucraina il governo è debole, corrotto. La tutela dei diritti umani è in pericolo, il diritto alla libertà di espressione è limitato, gli oppositori del governo rischiano la prigione, sono in pericolo di vita. La Rada, il parlamento ucraino, ha approvato una legge che mette sullo stesso piano comunismo e nazismo vietando i loro simboli, la loro propaganda e la negazione del loro carattere “criminale”. In Crimea da aprile 2014 si applica la legislazione russa. Il diritto alla libertà di espressione, riunione, associazione non è rispettato. Vengono denunciati casi di tortura e  sparizioni di persone critiche con il nuovo governo. Oltre settemila membri della minoranza tatara hanno lasciato la Crimea.

Conclude Fornoni: “Andrey con la sua grande generosità, come un padre, ha voluto accompagnare questo figlio, ha dato la vita per tentare in qualche modo di raddrizzare l’uomo”.

 

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