Amianto nel campo di calcio del Dopolavoro Ferroviario di Roiano

Partite pericolose. Dal 2012 (almeno). A insaputa di tutti (o quasi). Quattro anni di segnalazioni e accertamenti, seguiti dalla classica empasse all’italiana. Tutti sanno, ma nessuno fa (ancora) nulla. Se non chiudere tutto.

Stiamo parlando del campo di calcio a 5 del Circolo Dopolavoro Ferroviario in viale Miramare 51 a Trieste. Gli aficionados lo hanno trovato chiuso da qualche mese, ma il vero motivo è stato spesso taciuto, o meglio celato con un “guasto al riscaldamento”. Ma la prima avvisaglia è datata febbraio 2012. La segnalazione è partita da una signora residente in un condominio di viale Miramare, che dalla finestra del suo appartamento ha notato il danno provocato da un ramo di un albero sul tetto del campetto. Tale campetto, peraltro, confina con un muro con il giardino terrazzato condominiale.

Dal febbraio di quell’anno è stato scoperto che parte della copertura degradata di eternit si era rotta, provocando la conseguente dispersione nell’aria di polveri di amianto diventando un possibile pericolo per la salute pubblica. Un pericolo non solo per i giocatori abituali (circa 180 persone alla settimana, tra cui molti bambini, e che moltiplicati a stima per un periodo di 4 anni sono circa 20 mila passaggi) che si sono ritrovati a praticare in un campo di erba sintetica sul quale la fibra di amianto si è via via depositata, ma anche per i residenti nell’area limitrofa, ovvero in viale Miramare e in salita di Gretta, per via della dispersione delle polveri del tetto.

In questi 4 anni sono stati effettuati 7 sopralluoghi da parte del dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria, dalla polizia ambientale e di funzionari di Rete Ferroviaria Italiana (proprietaria della struttura) competenti per l’amianto, con le conseguenti procedure per garantire la sicurezza dell’Eternit, come D.M. 6/9/94 punto 4. Gli approfondimenti tecnici del caso hanno constatato (nel luglio 2015) che le risorse finanziarie destinate inizialmente allo scopo non bastavano: andrebbe installato un ponteggio a copertura dell’intera superficie del palazzetto, per un costo di 250 mila euro. A ottobre un’ordinanza sospendeva tutte le attività fino alla bonifica.

A febbraio del 2016 è scattata la proposta di ordinanza dirigenziale relativa agli inconvenienti igienici per la presenza in Eternit degradato in copertura del campo sportivo da parte dell’Azienda Sanitaria al Servizio Ambiente e Energia del Comune di Trieste. Tale ordinanza dava 60 giorni di tempo alle RFI per adempiere alla corretta e dovuta manutenzione della copertura in Eternit. Pena il rapporto all’autorità giudiziaria… Questo tempo è già passato, ma nulla si è ancora fatto. A scapito delle migliaia di persone che hanno frequentato il campetto in questi anni (tra giocatori, amici e parenti) e che vivono lì vicino, quotidianamente a contatto con la struttura.

Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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