Alla scoperta del Porto Vecchio di Trieste

Numerose le iniziative in corso che lo vedono protagonista

Foto di Eleonora Molea

Foto di Eleonora Molea

Una città nella città. Un sito di archeologia industriale e portuale tra i più rilevanti in Europa, testimonianza di un’architettura emporiale-industriale ottocentesca all’avanguardia al suo tempo per le tecnologie e per i materiali usati. Il Porto Vecchio di Trieste attrae visitatori da ogni parte del mondo, ma come accade spesso, è sconosciuto alla gran parte dei propri concittadini. Ma questa estate è l’occasione per scoprirlo.

Il Porto Vecchio di Trieste contiene circa un milione di metri cubi di strutture. Di tutti i 38 edifici originari al tempo dell’ampliamento del “Porto Nuovo” (1865-1890) tra magazzini, fabbriche e uffici amministrativi, ad oggi ne sono stati restaurati tre, che ad oggi rientrano nel Polo Museale del Porto: il Magazzino 26, la Centrale Idrodinamica e la Sottostazione Elettrica di Riconversione, vicini tra loro e in corrispondenza del Bacino I.

Dopo aperture occasionali, per mostre o grandi eventi, quest’estate l’intera area sta riacquistando nuova vita. Innanzitutto grazie alla mostra “Lloyd, le navi di Trieste nel mondo”, ospitata alla Centrale Idrodinamica, uno degli edifici più antichi ed importanti del complesso portuale. Il Magazzino 26 invece sarà lo protagonista fino al 5 settembre dello spettacolo “Luci e Suoni”, esperienza visiva e suggestiva ideata da Serafino Marchiò Lunet. Il Gruppo FAI Giovani invece offre, già da luglio e per tutto settembre, una serie di visite guidate alla Sottostazione Elettrica di Riconversione, opera dell’architetto Giorgio Zaninovich del 1913. Ciascuna visita dura circa 1 ora è aperta a massimo 30 persone per volta ed è a contributo libero. Ogni domenica di settembre ritrovo ore 18.30 all’esterno della Centrale Idrodinamica del Porto Vecchio di Trieste (per info: iscrizionifaigiovani@gmail.com, pagina Facebook “FAI Giovani – Friuli Venezia Giulia”). La visita di domenica 4 settembre sarà un po’ speciale: di fatti parteciperà la redazione di Konrad, e sono benvenuti anche i nostri lettori che hanno piacere di condividere con noi la scoperta di un bene prezioso e unico!

Il Polo Museale del Porto Vecchio era raggiungibile fino a fine luglio, oltre con i mezzi privati, con il Tramway TPV, che dal Molo IV percorreva il tratto del binario storico del boulevard principale con capolinea presso la Sottostazione elettrica. Si tratta di un trenino storico con automotori diesel che la ditta Badoni costruì negli anni ’60, e con carrozze del ’68 provenienti dalle Ferrovie Austriache di prima classe. Il servizio, offerto dall’Autorità Portuale e gestito da Trieste Trasporti SpA, è stato sospeso con il mese di agosto dall’assessore comunale con deleghe al turismo Maurizio Bucci. Motivazione? Costi eccessivi rispetto alla scarsa fruizione da parte dei cittadini e inquinamento. A parte il fatto che le locomotive diesel consumano meno degli autobus di linea, ed erano pur sempre limitate all’uso nel fine settimana, il tramway era un mezzo unico per fare un vero viaggio nel tempo, a 12 Km/h, la giusta andatura slow per godere del tragitto attraverso decine e decine di magazzini e la loro storia, altrimenti non visibili poiché nell’area doganale (passava anche davanti al Magazzino 18, ad esempio). In seguito a questo servizio pilota, si voleva far giungere il trenino alle Società Nautiche di Barcola lungo il restauro del binario originale. Facendo rivivere peraltro un’area al momento abbandonata a sé stessa. Ferstoria ha lanciato una petizione per il suo ripristino, che potete firmare qui o cartacea al Museo Ferroviario di Trieste.

Una città che vuole considerarsi “turistica” deve saper valorizzare le proprie risorse e peculiarità. E valorizzare significa sì attirare l’attenzione di visitatori provenienti da paesi lontani, ma anche rivelarsi ai propri cittadini (prima ancora dei facoltosi emiri) con meraviglie di cui sentirsi fieri.

 

Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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