Adios Bertha Cáceres, uccisa per aver difeso il pianeta e il suo popolo

“Bertha vive, la lucha sigue”. Questa è una storia che parla di compagnie multinazionali senza scrupoli, di sfruttamento di risorse e diritti calpestati. Purtroppo è una storia vera. E una storia che si ripete, in cui cambiano solo i nomi.

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“In un paese con crescente disuguaglianza socio-economica e violazione dei diritti umani, Bertha Cáceres ha radunato i popoli indigeni Lenca dell’Honduras e condotto una campagna che con successo ha combattuto contro il più grande costruttore di dighe al mondo”: queste sono le ragioni per cui Bertha Cáceres si è meritata il Goldman Prize nel 2015. Un riconoscimento per consacrare la sua lotta intrapresa per l’ambiente e in difesa delle comunità indigene contro il progetto idroelettrico Agua Zarca, e avvenuto proprio pochi mesi prima di venire uccisa.

Il progetto idroelettrico Agua Zarca vede la compagnia honduregna di sviluppo energetico S.A. (DESA) in joint-venture con l’azienda statale cinese Sinohydro e prevede la costruzione di un complesso di dighe nel bacino del fiume Gualcarque ma è stato progettato senza che la comunità Lenca venisse consultata, violando la Convenzione ILO 169 stipulata nel 1989 per proteggere i diritti delle genti indigene. Il progetto sottrarrebbe le scorte d’acqua e cibo alle comunità locali e violerebbe il loro diritto di gestione sostenibile delle risorse. Nel 2006 la comunità del Rio Blanco chiese aiuto al Consiglio Civico di Organizzazione Popolare e Indigeno di Honduras (COPINH), fondato e coordinato da Bertha Cáceres. Nessuno li aveva informati sullo scopo delle progetto: avevano solo visto attaccare con macchinari il loro fiume, un luogo sacro, e i loro stessi diritti.

La notte del 2 marzo scorso Bertha Cáceres è stata uccisa nella sua casa, da due uomini incappucciati e armati.

La sua morte non è un fatto isolato e dimostra la grave situazione di rischio in cui i membri del COPINH  e le loro famiglie si trovano: negli ultimi anni ben 10 membri del COPINH sono rimasti vittime di omicidi rimasti impuniti. Numerosi sono stati gli atti di persecuzione e criminalizzazione da parte di agenti statali o da proprietari terrieri locali, ma nessuna protezione ha seguito le denunce né tantomeno c’è stata volontà politica di ascoltare la voce del popolo lenca. In un comunicato il COPINH denuncia con forza che lo Stato di Honduras è responsabile dell’assassinio di Bertha Cáceres e colpevole della manipolazione delle indagini a riguardo, facendolo passare come un crimine passionale o una rapina finita male.

Bertha sapeva che poteva accadere, e aveva portato i suoi 4 figli in salvo in Argentina. Ma nonostante tutto non ha mai smesso di lottare per la Madre Terra e il suo popolo, anche oltre ai confini dell’Honduras, di fatti si era presentata di fronte alla Corte europea di Strasburgo e qualche mese fa in Vaticano.

Nel suo discorso di premiazione per il Goldman Prize, Bertha fece un appello:

Costruiamo società capaci di coesistere in modo giusto e per la vita. Difendiamo il sangue della terra. Prendiamoci cura di lei e dei suoi spiriti”. E poi: “La difesa dei fiumi è per il bene di questo pianeta e dell’umanità, è un diritto dei popoli.  Non c’è tempo, è il momento di agire. Il fiume Gualcarque ci ha chiamato e dobbiamo accudirlo. La Madre Terra è violentata e avvelenata”.

Le sue parole riguardano tutti noi, oggi più che mai. Non parlano solo ai lenca, ma arrivano in Patagonia, nel Salar di Uyuni, in Val di Susa, in Azerbaijan, in Nigeria…  Per evitare di raccontare un’altra triste storia come questa.

 

Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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