Acqua pubblica: che fine ha fatto? 

di Lino Santoro

Un bene comune sottratto ai cittadini

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Nel 2007 il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, raccolte oltre 400 mila firme, presentava  la Legge d’iniziativa popolare: Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Per inciso: che l’acqua non sia una merce è stato affermato chiaramente nella Direttiva Quadro sull’Acqua 2000/60/EU. Il 20 marzo 2014 i 200 deputati riuniti sotto il cartello Acqua Bene Comune depositavano alla Camera il testo aggiornato: era urgente un quadro legislativo unitario per dare finalmente attuazione agli esiti dei referendum del 2011 che abrogavano l’obbligo di privatizzare il servizio idrico e la remunerazione del capitale investito (sostituito dall’authority con la voce oneri finanziari, dal 7% abrogato al 6,4%). Il testo, nell’attuale versione, è stato riesumato il 4 giugno 2015 ed è attualmente in discussione in Commissione ambiente. Avanza intanto il processo di privatizzazione che sottrae il bene comune acqua ai cittadini.

Nel 2012 AcegasAps (che nel 2014 diventa AcegasApsAmga) è incorporata in Hera, società per azioni la cui maggioranza era detenuta in mani pubbliche. Nel 2015 il margine di queste azioni si riduce dal 51% al 35%. Il Patto di Sindacato dei Comuni è convinto di poter controllare comunque, con il voto maggiorato, l’asset societario. Una municipalizzata o una società in house controllata al 100% dal Comune o dai Comuni consorziati eliminerebbe la componente profitto e l’income delle tariffe andrebbe destinata esclusivamente per adeguare gli impianti e la rete.

Con la privatizzazione sono invece aumentate le tariffe ed è peggiorata la gestione. 

Così si legge nella pubblicazione Servizio Idrico Integrato, Indagine a cura dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanza attiva. Secondo questo studio a Trieste dal 2007 al 2013 la tariffa è aumentata del 55,1%, nel biennio 2012-2013 del 7%. Le perdite di acqua sono arrivate al 50%. Nel contempo le azioni del gruppo Hera sono aumentate di valore, con notevole profitto per gli investitori. 

La rete e gli impianti, di proprietà del Comune, sono in concessione a AcegasApsAmga (teoricamente fino al 2027). Il 10 dicembre 2012 è stata istituita la Commissione speciale del Consiglio comunale di Trieste per istruire un possibile percorso per riportare in house (o in una municipalizzata) servizi considerati beni comuni, basilari per la vita dei cittadini, come appunto il servizio idrico integrato. AAA del gruppo Hera, ha presentato una richiesta di indennizzo per gli investimenti programmati e i mutui bancari accesi, dell’ordine di 110/120 milioni di Euro.

Nell’ultima riunione (18/12/2013) il Sindaco di Trieste, presidente della Consulta d’Ambito Territoriale Ottimale (CATO) orientale triestina, nell’ipotesi di ripubblicizzare il servizio idrico assumeva l’impegno di affidare a un soggetto terzo l’incarico di valutare la congruità della richiesta di indennizzo. Effettivamente il 24 febbraio di quest’anno viene annunciato l’affidamento dell’incarico alla società di consulenza AGENIA.

Stiamo aspettando dalla CATO i contenuti del contratto: ovvero quali sono i parametri assegnati nel mandato?

Proponiamo ai nostri amministratori la lettura dell’e-book  L’acqua pubblica è il futuro. L’esperienza globale della rimunicipalizzazione.

In questo quadro si sono inseriti progressivamente il decreto Sblocca Italia, la Legge di stabilità e la Legge Madia. Compare ora la proposta di Legge regionale n.135 sulla nuova Organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato (e al servizio di gestione integrata dei rifiuti). Lo scopo è centralizzare  e razionalizzare la governance. 

Chissà quali saranno i vantaggi economici per l’utente e quelli ambientali per il territorio regionale.

 

Acqua pubblica: che fine ha fatto?

11 aprile 2016, ore 17

Auditorium Museo Revoltella, via Diaz 27, Trieste

Presenta: Lino Santoro Consulta degli Utenti

Modera: Simonetta Lorigliola direttrice di Konrad naturalmente liberi, mensile d’informazione critica

Relazioni di

Maurizio Montalto  Presidente di ABC (Acqua Bene Comune) Napoli Azienda Speciale

Giulia Milo docente di diritto amministrativo presso l’Università degli Studi di Trieste

Fabio Cella direttore della CATO 

Sono invitati pubblici amministratori, politici e, soprattutto, i cittadini.

Organizzano

Comitato consultivo degli utenti (Lega Consumatori, Federconsumatori, Italia Nostra, Bioest, Legambiente, Impronta Muggia, OO.SS. HERA) della CATO (Consulta d’Ambito per il Servizio Idrico Integrato Orientale Triestino)

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Scritto da lino santoro

lino santoro

Nato a Trieste nel 1946. Sposato felicemente con Maria Grazia e padre di Stefano. Laureato in Chimica e in Scienze ambientali, ha insegnato per molti anni, tenendo anche corsi presso l’Università di Trieste sui rapporti tra ambientalismo, scienza e ricerca. Ha collaborato con vari enti su temi ambientali. Ha fatto parte dello studio associato per consulenza ambientale Omnia studio. Per cinque anni è stato consulente tecnico del Centro di Ecologia Torica ed Applicata; già presidente regionale di Legambiente di Trieste e del FVG, ora è nel suo direttivo regionale, e nel Comitato scientifico regionale e nazionale. Collabora felicemente (almeno per lui) con Konrad da quattro anni.

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