Accoglienza e tutela dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale o umanitaria a Trieste (i dati)

Sono stati resi pubblici i dati statistici relativi all’accoglienza e la tutela dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale o umanitaria a Trieste, registrati in un periodo compreso tra settembre 2015 e aprile 2016. Le informazioni sono state incrociate ed elaborate da ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà e dalla Fondazione diocesana Caritas Onlus, gli enti gestori dell’accoglienza in città, e presentate alla stampa dai relativi responsabili, Gianfranco Schiavone e don Alessandro Amodeo, per fornire una visione d’insieme di un quadro complesso quale quello dell’accoglienza dei richiedenti asilo a Trieste.

Dallo scorso settembre si è presentata una crescita sostanziale degli arrivi, raggiungendo un picco a novembre (327), e diminuendo notevolmente invece in primavera (32 arrivi ad aprile).

L’andamento dei trasferimenti è aumentato sostanzialmente proprio da novembre, registrando il massimo a gennaio e a marzo (92). Si sono registrate un massimo di presenze, quindi, nel mese di novembre (1114) e gennaio (1113), a dimostrazione che, purtroppo, le condizioni climatiche non influenzano chi si mette in viaggio, pronto ad attraversare il mare in gommone anche d’inverno.

A Trieste si è verificata una stabilizzazione progressiva a fronte di un periodo difficile, proprio perchè l’accoglienza e la tutela dei richiedenti asilo, facente capo al Comune di Trieste in convenzione con la Prefettura, è stata gestita da ICS e dalla Caritas  in modo adeguato, anzi esemplare rispetto al resto d’Italia. È stata di fatti impostata una strategia di accoglienza non di tipo emergenziale, ma diffusa ed integrata nel territorio. Il processo di accoglienza, in crescita, ha visto con il passare dei mesi l’utilizzo in prevalenza di appartamenti e in misura minore di centri collettivi di piccole/medie dimensioni. Con la primavera del 2016, in concomitanza anche con la diminuzione degli arrivi, è stato possibile contrarre fortemente i centri di prima accoglienza (dal 45% al 24%) in favore del sistema di accoglienza diffusa, che ad aprile costituiva il 71% del totale, con 83 appartamenti a disposizione (rispetto alle 101 strutture complessive). Questo dato è in crescita grazie anche alla chiusura della struttura emergenziale di Valmaura a metà maggio, che ha confermato la sua effettiva natura temporanea.

Chi sono i richiedenti asilo che arrivano a Trieste? La maggioranza si concentra nella fascia d’età tra i 18 e i 35 anni e proviene per lo più dall’Afghanistan e dal Pakistan, attraverso la “rotta balcanica”. Dal mese di  maggio però (non presente nel grafico) si sono registrate 20 presenze di rifugiati siriani in più, grazie al programma di resettlement internazionale concordato tra lo SPRAR e il Comune di Trieste, ed è previsto nei prossimi mesi un aumento delle famiglie rispetto ai singoli.

La posizione giuridica delle persone in accoglienza è prevalentemente composta da richiedenti asilo (70%), suddivisi tra le tre forme di protezione previste dall’ordinamento (status di rifugiato, di protezione sussidiaria o protezione umanitaria). In prevalenza (26,55%), sono presenti a Trieste persone sottoposte alla protezione sussidiaria, ovvero fuggite da condizioni di conflitto armato interno o internazionale.

Secondo quanto previsto dal D.Lgs 142/2015, il sistema di accoglienza cosiddetto “straordinario” in analogia con il sistema ordinario (SPRAR) garantisce alle persone un periodo di accoglienza ulteriore di sei mesi a partire dal riconoscimento giuridico della protezione internazionale o umanitaria, con lo scopo di sostenere la persona in un percorso di autonomia socio-lavorativa ed abitativa.

La chiave dell’accoglienza è dunque la ridistribuzione delle persone secondo una strategia di logica e unitarietà tra gli enti gestori, possibile anche grazie al lavoro di operatori formati che non si limitano a sorvegliare, ma ad accompagnare le persone in questo processo sociale.

A fronte di tutto ciò, Trieste si pone come caso pilota a livello nazionale di contenimento dell’emergenza in tempi relativamente brevi, grazie a una tipologia di accoglienza diffusa che ha assorbito un maggior numero di presenze rispetto al passato e che è stata in grado di gestire un cambiamento sociale anche con interventi mirati di inclusione ed integrazione come i corsi di lingua o di formazione e i lavori socialmente utili.

Accoglienza Trieste: dati statistici settembre 2015 – aprile 2016

Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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