90 anni di vita, 70 di pittura

Inaugurata lo scorso 10 giugno e visitabile sino al 9 luglio presso la Sala Veruda di Palazzo Costanzi, la mostra monografica di Livio Rosignano (Pinguente, 1924) dal titolo “70 anni di pittura negli umori, nei caratteri, nelle sfumature di Trieste”  è un’occasione da cogliere per assaporare attraverso lo sguardo dell’artista, un lato malinconico, ma molto umano della nostra città.

Seppur costretti in uno spazio insufficiente che non permette loro di esprimersi appieno, i trentatre dipinti di questa rassegna, che include opere degli anni ’50 in poi, delineano con chiarezza l’ideale pittorico di questo artista.

Un ideale che respinge qualsiasi tipo di retorica e si rivolge con partecipazione ed empatia ad osservare, fissare e raccontare scene quotidiane, scorci familiari, persone comuni, emarginate, figure in cui ciascuno spettatore può riconoscersi intento nei gesti di ogni giorno.

La pennellata è rapida, a tratti nervosa e la stesura pittorica a volte materica, molto più spesso velata, resa con inconsistenti sfumature stratificate che con delicatezza delineano sagome definite seppur evanescenti.

Diverse, ma sempre mediate attraverso un’interpretazione molto personale, le suggestioni che si affacciano nella produzione di Rosignano. Ampia anche la gamma tonale che dall’irruenza espressionista e post-impressionista delle prime opere, sembra nelle tele più recenti volgersi ad una sfumata, fredda e bassa gamma tonale che ricorda certi esiti del realismo magico.

La malinconia e la solitudine pervadono sottilmente gran parte dei dipinti, specie degli interni, tra cui si segnalano Nudo nella stanza (che molto deve alle nature morte cubiste e alle atmosfere di  Casorati), Interno con figura ed Esattoria.

Intensi, sinceri e sentiti, come può concepirli solo chi ha vissuto in prima persona l’esperienza della deportazione, Memorie di Dachau e Inverno a Dachau (dove sembra di sentire in sottofondo la voce di Guccini che racconta la neve e il freddo degli inverni nei campi di concentramento).

Di notevole impatto visivo è Bora in Piazza, in cui il gesto dell’anziana protagonista che sorregge con abile inclinazione l’ombrello per opporsi alle raffiche del vento, rivela una caratteristica tutta nostrana che non può non strapparci un sorriso. Introspezione e discreta curiosità infine scaturiscono dallo sguardo dell’Autoritratto giovanile (del 1952) che accoglie al suo ingresso il visitatore e da lui si congeda auspicando che abbia potuto trovare, più che un appagamento estetico fine a sé stesso, un momento di riflessione e di emozione.

Dove = Sala Veruda, Palazzo Costanzi (Piazza Piccola 2)

Quando = Tutti i giorni, 10-13 e 17-20

Ingresso libero

N.B.: In concomitanza della mostra, alcuni disegni di Livio Rosignano saranno esposti presso l’antico Caffè San Marco (Via Battisti 18), aperto da martedì a domenica, dalle 9 alle 20.

Tutte le immagini provengono da www.liviorosignano.com

Luvio Rosignano nel suo studio (2013)

“…Come si puo “interiorizzare” una realtà, se non vi ci accostiamo cercando di capirla, amarla, soffrirla? E quale migliore mezzo che il disegno? Il fatto di trovarsi davanti al foglio bianco, nella concentrazione più completa, e tentare di cogliere una sagoma, di rubare un atteggiamento più  “vero e totale”, è già un atto d’amore, di partecipazione; del quale oggi, davvero se ne avverte il bisogno.”

Livio Rosignano (agosto 1973)

Scritto da laura paris

laura paris

Nata a Trieste nel 1985, storica dell'arte e coordinatrice del Gruppo FAIGiovani di Trieste Viaggiatrice, lettrice, esploratrice, amante dei romanzi avvincenti e del buon vino.

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