Crema catalana

EDITORIALE

Crema catalana

Con la Spagna o con la Catalogna?

di Simonetta Lorigliola

La Catalogna vuole diventare indipendente dalla Spagna. Il premier spagnolo Mariano Rajoy e il re (la Spagna è una monarchia costituzionale, mica una repubblica!) hanno deciso per la linea dura. Il 1° ottobre si è svolto un Referendum, dichiarato illegale dalla Corte costituzionale spagnola, in cui ha vinto il SI all’indipendenza, con una maggioranza superiore al 90%, anche se oltre il 50% degli aventi diritto non ha votato. Forse sono rimasti a casa per paura della polizia spagnola, che aveva l’ordine di reprimere il voto, ordine sciagurato, che ha odor del vecchio Franco. E che ha destato giuste critiche (da sinistra) in tutta Europa. Ma del resto tutte le azioni repressive della polizia sono in odor di fascismi, comprese quelle dei Mossos de Esquadra, la polizia catalana, che fino a qualche mese fa menava i manifestanti (catalani) che protestavano contro i tagli allo stato sociale.

Gli indipendentisti catalani sono guidati da un centro-destra neoliberale, alleato con un centrosinistra da sempre indipendentista e con un movimento “anticapitalista” e probabilmente usano il sentimento indipendentista per consolidare il loro potere. Possiamo intuire che quell’indipendentismo abbia poco ha da spartire con la Catalogna libertaria di “Homage to Catalonia” di George Orwell. E che può esserci anche una specie di fondo leghista: “Io lavoro e pago le tasse mentre a Siviglia prendono il sole e ballano il flamenco, quegli zingari”. Possiamo anche arguire facilmente che Rajoy stia usando la situazione per recuperare il consenso che va perdendo. E che gli indipendentisti stiano quasi cercando lo scontro per potersi presentare come vittime e rafforzare, anche loro, il consenso a livello regionale. Salvo poi frenare al momento opportuno.

Le proteste in piazza sono reali, ma anche qui è una gran confusione. La situazione economica catalana è andata in crisi. La Catalogna è una regione (come quella basca) con grande autonomia e con grande ricchezza, ma negli ultimi anni tutto si va sfaldando. Sono cominciate dure proteste da parte di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese. Contro l’amministrazione catalana, fautrice dei tagli alla spesa sociale. Queste proteste si sono in qualche modo mescolate ai moti indipendentisti. E viene quasi da pensare che qualcuno ci abbia fatto una regia.

Per queste ragioni è oggi molto difficile dire semplicemente: io sto con la Catalogna.

D’altra parte come si potrebbe stare dalla parte dello stato spagnolo, monarchico, poliziesco, nazionalista che si barrica dietro a parole d’ordine che sanno di muffa storica: forza, autorità, centralismo, cieca obbedienza alla Legge. Sono cose ottocentesche, fuori dalla storia e dal mondo. Possono solo acuire gli scontri.

Claudio Venza chiude così un suo interessante articolo sui fatti catalani su “Umanità nova”: “Non è facile, in questo quadro, valutare le possibili evoluzioni sociali in senso libertario che si potrebbero basare sulle mobilitazioni spontanee e di base che hanno espresso una notevole forza a livello potenziale. Purtroppo, come in altre circostanze, tale promettente energia è stata in fin dei conti utilizzata dalle classi dirigenti: quelle vecchie al potere e quelle nuove che vogliono conquistarlo”.

E allora? Nè con la Spagna nè con la Catalogna, verrebbe da pensare. Anche se le situazioni di fermento sociale diffuso e condiviso (merce rara in Occidente oggi) devono obbligarci a stare con le antenne tese. Ma anche a esercitare una lettura attivamente critica. Sempre.

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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