Cambiare il paradigma nell’accoglienza ai migranti

Cambiare il paradigma nell’accoglienza ai migranti

di Alessandro Redivo

A Milano, un’iniziativa “dal basso” che apre a nuove prospettive

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I messaggi scritti su due teli bianchi “Qui nessuno è straniero” e “Stop war not people“, stride con i due militari armati che controllano l’ingresso della caserma. Le colonne austere dei portici novecenteschi della caserma ospitano una mostra fotografica sul tema del lavoro oltre ad alcune tavole storico/didattiche sul fenomeno dell’immigrazione nel mondo.

Nello spazio un tempo utilizzato come piazza d’armi si svolge un torneo di calcio in cui si affrontano gli ospiti del centro e i visitatori, equamente distribuiti fra le squadre. A fianco del terreno di gioco noto un affollamento di persone rivolte verso quello che da lontano sembrava una capanna di telo verde, avvicinandomi scopro essere una sala per presentazioni improvvisata ma efficace. Proiettate sul telo scorrono alcune immagini di un paese ai miei occhi meraviglioso: lembi di spiaggia di sabbia bianca uniti a foreste lussuriose, edifici coloniali edificati su corsi d’acqua. Ad accompagnare queste immagini, la testimonianza di Biko (nome di fantasia), ospite da alcuni mesi del centro di accoglienza. In un maldestro italiano, alternato da un ottimo inglese, racconta generosamente la sua storia. Ascoltandolo ci rende conto di come la sua storia e quella di molti altri suoi compaesani, per un certo lasso combacia con quella di qualsiasi altro giovane milanese o italiano.

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Purtroppo però nel caso di Biko, come una mannaia, il destino cambia le cose, e invece di una vita normale produce un taglio netto, che ti fa scappare dal tuo paese, lasciare la tua famiglia e iniziare un capitolo della tua vita che non ti aspetti. Da studente, cameriere e impiegato, ti trovi rifugiato e imprigionato in un paese senza avere certezze alcune.

La scena appena raccontata si è svolta sabato 18 e domenica 19 marzo 2017 a Milano. Per la prima volta in Italia, un Centro di Permanenza Straordinaria (CAS) ha cambiato il paradigma dell’accoglienza, per lo meno ha dato un contributo importante. Per due giorni, la Caserma Montello di Via Francesco Caracciolo a Milano che ospita circa 100 immigrati, ha aperto le sue porte a tutti i cittadini trasformandosi così da centro di reclusione ed esclusione in centro d’inclusione e condivisione.

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Come troppo spesso accade in queste occasioni, la spinta è avvenuta “dal basso”, dalla caparbietà e dal lavoro di cittadini e associazioni. L’evento ha potuto svolgersi grazie al Comitato Zona 8 Solidale, la Fondazione Fratelli di San Francesco D’Assisi ONLUS che gestisce il centro e il supporto del Comune di Milano e dell’Assessorato alle Politiche Sociali.

Grazie a questa iniziativa, i residenti del quartiere e tutti i milanesi hanno potuto trascorrere un’esperienza diversa, di reciproco arricchimento. Le due giornate si sono caratterizzate per l’atmosfera di festa in cui i temi principali sono stati quelli del confronto, della conoscenza e dell’aggregazione.

Questa nuova esperienza pone le basi, ce lo auguriamo, per una profonda riflessione all’interno delle politiche di accoglienza al migrante. Non solo per la prima volta i migranti hanno avuto la possibilità di ospitare i cittadini del paese che a sua volta li “ospita”, soprattutto molte persone hanno potuto toccare con mano la vita di un centro di accoglienza, rendersi conto dei regolamenti interni, degli spazi e delle dinamiche sociali. Hanno inoltre potuto condividere e confrontarsi con le storie individuali di vita vissuta.

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Negli occhi dei volontari che hanno reso possibile l’evento leggo tanta soddisfazione, ma anche tanta fatica. Alcuni di loro si rammaricano per la lotta estrema affrontata fin qui per realizzare l’evento, di come hanno dovuto combattere contro i politichi, le associazioni, contro i singoli abitanti del quartiere che ospita la struttura. Il successo della manifestazione però, infonde loro fiducia e consapevolezza per aver intrapreso una strada che speriamo altri percorreranno. Da Milano a Palermo, passando per Turriaco (vedi Konrad di Aprile).

 

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