Crisi economica e finanza

Crisi economica e finanza / 1

Le devianze della finanza hanno molto a che fare con la crisi attuale e con gli assetti economici e politici mondiali

di Franco Delben

La crisi, che perdura da una decina d’anni, ha dato solo blandi cenni di cedimento, almeno in Italia, con un lieve aumento dell’occupazione. Sui motivi di questo perdurare le tesi sono diverse: l’Italia è un paese di anziani e la tendenza è all’ulteriore invecchiamento; i giovani sono disorientati e sfiduciati; le persone migliori e più produttive cercano riparo e opportunità all’estero; la burocrazia e le tasse elevate uccidono le imprese; la corruzione e la malavita organizzata sono un grosso freno all’economia, ecc.

Queste ragioni sono reali e spiegano, ma solo in parte, il perdurare della crisi. Quasi mai si guarda altrove.

Ad esempio, pochi riflettono che in un sistema chiuso come “l‘astronave terra” il dogma della crescita continua, su cui si basa tutto il castello dell’economia di mercato, è irrealistico. L’economia andrebbe organizzata su altri parametri, su valori umani ed ecologici, ma questo discorso ci porterebbe lontano e non è affrontabile in poche righe.

Ricordiamo piuttosto che l’attuale crisi ha avuto origine nella finanza, nel 2007, con i mutui sub-prime statunitensi, ai quali hanno dato una mano sconsiderate speculazioni finanziarie europee.

Di fronte ad una situazione che ha coinvolto l’intera economia mondiale, rischiando di farla collassare, e che ha coinvolto anche importanti istituzioni finanziarie, i potenti della terra hanno capito che la finanza andava un pochino regolamenta. In effetti, sono state scritte le bozze di alcuni regolamenti in campo finanziario; ma poi, al primo accenno di ripresa, questi buoni propositi sono stati accantonati.

A puntello di economia e finanza sono state chiamate a intervenire, e ancora lo sono, le casse dei diversi stati. Si calcola che dal 2008 ad oggi siano stati erogati non meno di 4.000 miliardi di dollari (dei contribuenti) solo per salvare le banche in difficoltà. In realtà in Italia un po’ se ne parla, perché il fenomeno ha assunto dimensioni notevoli, ma la questione è fatta passare come una specie di incidente di percorso.

Eppure i governi, nel nostro come in altri stati, non perdono occasione di invitare gli istituti di credito ed altri intermediari finanziari ad aggregarsi, perché “solo diventando grandi si può competere”: salvo poi che quando una banca è tanto grande da essere decisiva nell’economia di uno o più Paesi, diventa “too big to fail”, troppo grande per poter fallire. E se fallisce per dolo? Sghignazzando, hanno introdotto una nuova frase: “too big to jail”, troppo grande per la galera. Molto significativo.

Le devianze della finanza hanno molto a che fare con la crisi attuale e con gli assetti economici e politici mondiali. Si pensi solo a due questioni.

Le banche giustificano il loro mancato sostegno all’economia con mancanza di denaro a disposizione. Eppure vediamo che nei mercati finanziari le transazioni valutarie ammontano in media a 5.000 miliardi di dollari in un solo giorno (il totale di beni e servizi importati ed esportati tra i vari Paesi del mondo è di 35.000 miliardi di dollari in un anno). Qualcosa non quadra.

I cosiddetti “derivati”, poi, che erano stati pensati come strumento di garanzia, ormai sono ampiamente diffusi nei mercati finanziari e sono loro troppo spesso a determinare il valore economico del “sottostante”, il bene di riferimento. Si dice infatti che “the tail wags the dog”, la coda scodinzola il cane. Conseguenza di questo uso sconsiderato sono anche fame e disuguaglianze sociali in diversi Paesi del Sud del mondo.

Su tutto questo i mass media raramente parlano chiaro forse perché vale sempre quanto detto dall’imprenditore statunitense John Ford quando la finanza non aveva assunto ancora la dimensione attuale: “E’ decisamente un bene che i cittadini non capiscano il nostro sistema bancario e monetario, perché se così non fosse credo ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina.”

Vedremo qualche possibile rimedio a questi sconquassi nella prossima puntata. (1- continua)

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