Geografie capovolte

TREBISONDA

Geografie capovolte

Trieste, l’Istria e la Dalmazia agli occhi di al-Idrisi, viaggiatore e grande geografo arabo del XII secolo

di Cristina Rovere

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C’è stato un tempo in cui un cattolicissimo principe veniva educato da precettori greci e arabi, e che lo stesso, una volta incoronato re con sulle spalle un mantello realizzato da maestranze arabe, decidesse di mantenere una corte variegata e cosmopolita, attirando così le migliori menti del suo tempo. Il re era Ruggero II di Sicilia, e tutto questo avveniva nel XII secolo.

Tra i migliori intelletti che Ruggero II volle con sé ci fu il geografo e cartografo Abu Abd Allah Muhammad  ibn Abd Allah ibn Idris, meglio noto come al-Idrisi.

Al-Idrisi nacque intorno al 1100 d.C. a Ceuta (Marocco) e spese gran parte della sua vita in movimento.

Viaggiò per tutto il bacino del Mediterraneo, studiando, annotando, classificando tutto ciò che vedeva, così alla soglia dei quarant’anni venne invitato alla corte siciliana per stendere una geografia del mondo. Ci vollero più di 15 anni perché l’opera “Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo” vedesse la luce; il libro era ovviamente dedicato a Ruggero II, ed è così che lo conosciamo, semplicemente come il “Libro di Ruggero”.  

Il lavoro di al-Idrisi fu monumentale, non solo per la mole dell’opera, ma soprattutto perché intese la geografia come un oggetto scientifico, la sistematizzò, considerò il mondo visto nel suo insieme: “La terra con le sue  acque  è  immersa nello spazio, come il tuorlo nell’uovo […]”. Al-Idrisi divise il mondo in sette “climi” latitudinali (dall’equatore al polo) e dieci sezioni longitudinali. Ad ogni porzione di territorio, ottenuta applicando questa griglia, dedicò una mappa e preziose informazioni riguardo a città, fiumi, strade, confini, nonché dettagli storici ed economici.  È interessante notare che la carta generale del mondo sia rovesciata – secondo la consuetudine araba – e che quindi il nord sia in basso; dobbiamo ruotarla di 180° per potervi riconoscere l’Europa, il nord Africa, la Penisola Arabica, la Cina. Questo era il mondo allora conosciuto circondato da quello che al-Idrisi chiama “l’oceano tenebroso”.

Ben due capitoli del libro sono dedicati al “Golfo dei Veneziani” che “si incurva a levante verso la grwasiah (Croazia), la dalmasiah (Dalmazia) e la sqalawniah (Schiavonia). Compaiono città come Aquileia (iqlayah), Grado (kradis) “città grande con molta popolazione”, stanganku cioè Tergeste/Trieste “città fiorente, larga di perimetro, popolata di milizie, imprenditori, gentiluomini, mercanti (…) giace in fondo al golfo dei Veneziani, sul confine del loro territorio”. E ancora  “brunah (Pirano) città ragguardevole che dista una breve giornata da tamatrs (Materada)”, “inglah (Isola) città popolata di Franchi”, “gtnubah (Cittanova) è divisa in due parti delle quali l’una domina il piano, l’altra sopra un monte che domina il mare”, “rignu (Rovigno) è città grande con dintorni ameni e molto popolata. Di qui a bulah (Pola) dodici miglia”. Seguono quindi le terre chiamate dalmasiah “e fra le città della costa di levante troviamo (…) nuns (Nona), gadrah (Jadera/ Zara) città di popolazione dalmata e di territorio molto esteso ove le coltivazioni e le viti si succedono senza interruzione (…) È posta in un luogo delizioso in riva al mare le cui onde ne lambiscono le mura”,  senza dimenticare di nominare “sabnagi (Sebenico), ragus (Ragusa), sbaltu (Spalato), trgurun (Tragurium,/Trau), qatarah (Cattaro), antibryah (Antivari), fino a diginah (Dulcigno) e  drast (Durazzo)”.

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Al-Idrisi andò molto al di la di una semplice mappatura geografica; attraverso il suo lavoro creò una visione di quello che era il mondo del XII secolo. Il mondo è oggi in movimento come al-Idrisi lo fu allora; ci manca però una nuova geografia che ci aiuti a decifrarlo.

 

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