10 Vaccini obbligatori. A chi giovano davvero?

EDITORIALE

10 Vaccini obbligatori. A chi giovano davvero?

di Simonetta Lorigliola

L’analisi dei fatti ci porta a una deduzione rabbiosa: la politica vaccinale non si basa su studi epidemiologici ma sull’accaparramento del mercato europeo del farmaco vaccinale. Vediamone le ragioni.

Cosa c’è dietro l’affaire delle vaccinazioni obbligatorie?

La domanda mi tormenta da quando, a luglio scorso, il decreto sui 10 vaccini obbligatori è divenuto legge, con imposto voto di fiducia. Passare da 4 a 10 vaccini in un solo colpo deve avere le sue precise ragioni.

Perchè nasce questa legge?

È per la necessaria prevenzione delle malattie infettive, ci dicono compatti medici e pediatri. E chi sgarra, tra loro, viene deferito alle mediche inquisizioni. Ma questo ci porta solo a un secondo quesito: perchè la prevenzione diventa pressante dall’oggi al domani, tanto da richiedere l’imposizione? Qui il Ministro Lorenzin, epidemiologi, medici e professori dovrebbero unanimemente risponderci: “Perchè lo dicono importanti e incontrovertibili studi epidemiologici”. Ma questo non avviene. Anzi, in Italia non esiste nemmeno una seria anagrafe vaccinale: le strutture sanitarie non registrano chi si vaccina e chi no, tant’è che oggi chiedono, attraverso le scuole, a tutti i genitori di autocertificare le vaccinazioni dei propri figli. Sugli studi epidemiologici in merito vaccinale si potrebbero scrivere intere tesi di laurea. Esistono quelli che dimostrano l’utilità di alcuni vaccini. E ci sono seri studi che rilevano patologie possibili derivanti da alcune somministrazioni vaccinali. Ma non siamo ancora al punto.

La nostra domanda resta sospesa: perchè ora? Perchè 10 vaccini? Perchè tanto sacro furore?

Bisogna andare a cercare la risposta indietro nel tempo e arrivare a Washington, il 29 settembre 2014 quando si svolge un’importante riunione del Global Health Security Agenda. Si tratta di un organismo internazionale (oggi vi aderiscono circa 50 paesi)  nato nel febbraio 2014 per volontà del G7 ossia il famoso tavolo dei potenti. Non c’entra nulla con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per intenderci. Ebbene a quel summit partecipa il Ministro italiano alla Sanità del governo Renzi. Cosa emerge in quel contesto? Lo dicono i comunicati ufficiali: “L’Italia guiderà nei prossimi cinque anni le strategie e le campagne vaccinali nel mondo. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, accompagnata dal Presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Sergio Pecorelli, ha ricevuto l’incarico dal summit di 40 paesi cui è intervenuto anche il Presidente USA Barack Obama”.

Parentesi. L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) è “l’autorità nazionale competente per l’attività regolatoria dei farmaci in Italia”. Un ente pubblico che decide quali farmaci possono andare in commercio e quali no. Sul suo sito ufficiale si legge: “opera in autonomia, trasparenza e economicità, sotto la direzione del Ministro della Salute”.

Autonomia e trasparenza? Nel dicembre 2015, Sergio Pecorelli, quello che ha accompagnato Lorenzin a Washington e che è da sei anni presidente dell’Aifa, si dimette: “troppi legami con le aziende farmaceutiche che producono vaccini, ma anche ruoli di vertice inopportuni in società di venture capital sul mercato della farmaceutica” (fonte “Corriere della Sera”).

Qui prende lo sconforto: in che mani siamo? O anche la rabbia nera sottesa sempre all’ingiustizia, all’imbroglio, agli ideologismi: a questo gioco non ci sto! Cosa ci volete far credere? Cosa ci state vendendo?

Ma siamo finalmente a un bandolo della matassa. Ecco da dove viene l’imput sui vaccini. Dai soliti tavoli mondiali in cui tutto si decide, e in cui gli stakeholders invisibili sono i grandi gruppi economici e produttivi. Ed ecco spiegato anche perchè, in questi giorni di settembre, Francia e Romania dichiarano che seguiranno l’Italia: non certo perchè abbiamo aperto loro gli occhi. Altri pensano ad aprire e bendare gli occhi, a ogni piè sospinto.

C’è chi si spinge oltre nell’analisi. Ivan Cavicchi, docente di sociologia dell’organizzazione sanitaria alla Facoltà di medicina dell’Università Tor Vergata a Roma dice: “Il decreto legge sui vaccini in Italia serve a sperimentare un modello di profilassi coercitivo di massa destinato all’Europa. Il mercato vero non siamo noi, ma l’Europa che, a differenza dei paesi in via di sviluppo, ha spesa pubblica garantita da spendere”. E aggiunge: “La ragione per la quale l’Italia è diventata capofila per i vaccini (…) è che siamo al centro del Mediterraneo e quindi la principale porta di ingresso per gli immigrati in Europa. (…) dietro la nostra legge sui vaccini vi sono ragioni geopolitiche prima ancora che epidemiologiche”. Conclude, a scanso di equivoci: “Sino a ora non vi sono evidenze epidemiologiche che documentano in Europa l’esistenza di epidemie e soprattutto epidemie riconducibili agli immigrati”.

Qui si aprirebbero altri interrogativi politici. Che vanno ben oltre i vaccini.

Ma sui vaccini, qualcosa in più si è capito. Chi deciderà di obbedire saprà a chi obbedisce davvero. E i disobbedienti avranno, forse, cuore più leggero nell’esprimere e praticare la loro critica. In ogni caso, il re è nudo – e non del tutto immune.

 

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Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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